Si chiamano «SIN», ossia Siti di interesse nazionale. Sono vaste aree del territorio italiano altamente contaminate da sostanze pericolose, classificate dallo Stato per il rischio sanitario ed ecologico. In Italia sono 42. Quattro quelli pugliesi: a Bari, Brindisi, Manfredonia e Taranto. Dal 1998, data di istituzione del primo, solo per 4 su 46 è stata completata la bonifica con ritardi che fanno dell’Italia, come segnala Legambiente, la maglia nera a livello europeo.
Bonifiche in Puglia
La bonifica definitiva dell’area ex Fibronit di Bari, finalizzata alla messa in sicurezza permanente dell’amianto, si è conclusa ufficialmente tra il 2019 e il 2022. Ad oggi, l’area non è più considerata un sito a rischio, ma è un cantiere attivo per la realizzazione di un parco urbano. Permane una preoccupazione relativa alla acque di falda per le quali è previsto un monitoraggio e che l’Arpa definisce nel suo ultimo rapporto del 2024 «con rischio sanitario accettabile».
A Brindisi l’area da bonificare interessa il Petrolchimico, centrale elettrica e alcuni capannoni contenenti amianto. Ad oggi il traguardo più rilevante è stato il completamento degli interventi nell’area Micorosa, una delle più critiche del SIN. La transizione legata alla decarbonizzazione sta causando diverse tensioni sociali e al momento molte questioni restano sul terreno.
La bonifica del sito di Manfredonia (area ex-Enichem) registra alcuni avanzamenti significativi per quanto riguarda le aree agricole, ma resta un processo complesso e ancora lontano dalla conclusione definitiva.
La situazione più preoccupante è quella di Taranto: non solo ex Ilva, ma anche area porto, raffineria, industria cementiera. Nonostante i decenni trascorsi dalla perimetrazione, i dati aggiornati all’inizio del 2025 indicano che solo lo 0,1% dell’intera area SIN è stato effettivamente bonificato. Qui il processo si intreccia con una nuova idea di sviluppo industriale che parte anche da riconversione dell’ex Ilva, eventuale rilancio dei cantieri navali, necessità di salvaguardare la mitilicoltura.
Rapporto «Sentieri»
Resta il fatto che ancora oggi in Italia, sempre secondo i dati di Legambiente, sono 6,2 milioni le persone che vivono in aree altamente inquinate. Vengono monitorate dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso il progetto «Sentieri». I dati relativi ai sei rapporti stilati, che tengono conto soprattutto di mortalità, ospedalizzazione, patologie congenite, dimostrano in maniera inequivocabile che il contesto ambientale gioca un ruolo determinante nella salute di queste popolazioni. L’ultimo rapporto è stato pubblicato nel 2023 e contiene i dati del monitoraggio dal 2013 al 2017. Poi non è stato più finanziato. Fino all’approvazione dell’ultima Finanziaria che ha stanziato 600mila euro per riprendere gli studi nei prossimi due anni. In Puglia solo per Fibronit-Bari processo praticamenente concluso, restano Manfredonia, Brindisi e soprattutto Taranto.









