In attesa dell’esame da parte del Consiglio dei ministri, continua a restare alta l’attenzione sui 44 articoli del bilancio della Regione Puglia “osservati” dalla Ragioneria generale dello Stato e da diversi Ministeri. Da ultimo è spuntata anche il tentativo di aggirare la normativa italiana per i laboratori d’analisi privati autorizzando l’apertura anche ai piccoli centri, al di sotto delle 200mila prestazioni annue, non consentito dalla legge quadro nazionale. Sotto la scure anche la possibilità di accreditare una tac alle cliniche private giustificando l’operazione per il solo fatto di possedere una risonanza magnetica. Le censure più gravi restano legate agli espropri delle Rsa private di San Nicandro Garganico e Campi Salentina, ma anche del centro di riabilitazione San Raffaele di Ceglie, trasferite ex abrupto nel pubblico sotto il controllo delle Asl di riferimento, personale e funzioni comprese. A seguire l’istituzione di due corsi di laurea privi di copertura finanziaria che impegnano il bilancio regionale per 15 anni in assenza di risorse.
La politica
Ma nel calderone sono finite anche leggi riguardanti la politica. Per esempio la legge “anti-trombati” che rivoluziona le procedure di nomina in enti e società regionali. Il Ministero degli Interni, dopo aver osservato anche la legge “anti-sindaci”, ha eccepito l’incompatibilità ipotizzata nel testo che concede due settimane al nominato prima di risolvere la stessa incompatibilità (pena la decadenza). A oggi non si sa ancora se la legge Laricchia, cioè la cosiddetta “anti-trombati”, sarà impugnata dal Governo centrale, ma la consigliera proponente, appoggiata dal collega leghista Giacomo Conserva che ha firmato la proposta, si dice convinta del contrario.
Le parole
«Nei giorni scorsi, qualcuno agitava lo spauracchio dell’incostituzionalità della legge sulle nomine, convinto che il Governo l’avrebbe impugnata. Mi dispiace per loro, ma oggi i fatti parlano chiaro: la norma non è stata impugnata e resta pienamente valida», ha dichiarato ieri Laricchia. «L’unica osservazione trasmessa – ha continuato la consigliera del M5s – riguarda un dettaglio tecnico sulla gestione delle incompatibilità, ma questo non mette minimamente in discussione il principio della legge: trasparenza, partecipazione e meritocrazia restano saldi. Nella peggiore delle ipotesi, si tratta solo di un aggiustamento procedurale, facilmente risolvibile senza stravolgere la norma». Le ha fatto eco Conserva: «La nostra legge è risultata valida, il Governo non la impugnerà dinanzi alla Consulta. Avevamo e abbiamo dunque ragione: vanno introdotti principi di trasparenza quando si effettuano le nomine dirigenziali in Regione ed enti collegati. È l’unico antidoto per reintrodurre la meritocrazia». Conserva ha proseguito: «Grazie al nostro impegno chi si candida a dirigere enti o partecipate deve dimostrare di avere requisiti di professionalità, esperienza e autonomia dai partiti: un grande passo avanti».