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Dopo l’Epifania arriva il picco dell’influenza: già 200mila pugliesi sono stati colpiti dal virus

L’influenza corre veloce in Puglia e, dopo le feste, con il rientro sui banchi di scuola e la ripresa delle attività quotidiane, potrebbe verificarsi un rapido aumento dei contagi. I segnali arrivano dai primi report ufficiali e, soprattutto, dalla pressione crescente sui pronto soccorso che, in questi giorni, stanno facendo i conti con accessi continui…
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L’influenza corre veloce in Puglia e, dopo le feste, con il rientro sui banchi di scuola e la ripresa delle attività quotidiane, potrebbe verificarsi un rapido aumento dei contagi. I segnali arrivano dai primi report ufficiali e, soprattutto, dalla pressione crescente sui pronto soccorso che, in questi giorni, stanno facendo i conti con accessi continui e sale d’attesa affollate.

L’ultimo monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità, relativo alla settimana compresa tra il 22 e il 28 dicembre, evidenzia nel territorio regionale un’incidenza di 14,5 casi ogni mille assistiti, in calo rispetto ai 17,1 della settimana precedente. Un dato che, però, non rassicura del tutto gli esperti, convinti che si tratti di una tregua temporanea destinata a interrompersi proprio con la ripresa della vita sociale e scolastica.

La situazione

Attualmente sarebbero oltre duecentomila i pugliesi colpiti dal virus. Sul fronte della prevenzione, la regione mostra numeri rilevanti. La Puglia è la terza in Italia per numero assoluto di dosi di vaccino antinfluenzale somministrate, preceduta solo da Lombardia e Lazio, entrambe con una popolazione nettamente superiore. Uno sforzo importante, che conferma l’attenzione delle strutture sanitarie regionali, ma che, tuttavia, non basta a evitare le ricadute dell’influenza su ospedali e servizi di emergenza.

Le criticità

A soffrire di più, come accade ormai da tempo, sono i pronto soccorso. «Sono giorni difficili questi ed è più o meno così da anni in questa stagione – dice Danny Sivo, direttore sanitario del Policlinico di Bari – quello che, però, trovo ingiusto è che la discussione si incentri sul disservizio legato al sovraffollamento senza porsi domande sulle ragioni stesse del sovraffollamento». Secondo Sivo, il nodo non è solo contingente ma strutturale. «Le Asl e i Policlinici fanno quello che possono per garantire un servizio che oggi non è più «solo» di Pronto Soccorso, avendo assorbito di fatto attività di tipo territoriale o dei cosiddetti medici di famiglia.

In altre parole, se tutti vanno al Pronto Soccorso perché non c’è alternativa – sottolinea Sivo – non c’è alcuna organizzazione che possa reggere e si rischia il tilt». Da qui, l’ennesimo appello a una riforma dell’assistenza territoriale. «Occorre, e lo diciamo da anni, una riforma completa che concretizzi rapidamente quanto previsto dall’impianto normativo post Covid, rimasto sostanzialmente fermo – afferma il direttore sanitario del Policlinico barese – l’Italia non può andare avanti con un Servizio sanitario nazionale concepito cinquant’anni fa, con una popolazione nettamente più giovane: occorrono più risorse e che siano spese bene». In questo contesto, l’influenza stagionale agisce da moltiplicatore delle criticità già esistenti.

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