La terra chiama ma in pochi rispondono. La carenza di manodopera rischia di mandare in tilt il sistema agricolo pugliese. È un problema che riguarda l’intero comparto ma, in vista dell’estate, soprattutto la raccolta di ciliegie e pomodori. A questa difficoltà se ne aggiunge un’altra: non è stato ancora trovato un accordo tra le aziende di trasformazione e quelle prettamente agricole sul prezzo del pomodoro. Da sola, la Puglia rappresenta oltre il 50% della superficie coltivata a “oro rosso” in tutto il Meridione e circa il 70% del raccolto di tutto il Sud.
L’equilibrio saltato tra domanda e offerta
Da una parte le imprese, dunque, e dall’altra il mercato del lavoro ed un equilibrio tra domanda e offerta che sembra essere saltato. «Da alcuni giorni ci arrivano notizie di aziende agricole che lamentano la difficoltà di trovare lavoratori nonostante offrano regolari contratti – afferma il presidente di Confagricoltura Puglia Luca Lazzàro-. La situazione è generale e riguarda tutte le nostre produzioni ortofrutticole. Ma, in questi giorni, il problema è più sentito: siamo in prossimità delle grandi campagne di raccolta nella nostra regione e, sicuramente, la più vicina è quella delle ciliegie. Anche quest’anno manca la manodopera, sia quella specializzata che quella generica. L’assenza di braccianti nei campi è un problema che si riflette su tutta la filiera perché ci sono prodotti che vanno raccolti in determinati periodi e per forza a mano». La Cia, attraverso le parole di Angelo Miano, presidente in Capitanata dell’associazione di produttori, rimarca la necessità di trovare presto una intesa sui prezzi dei pomodori. Un passaggio questo strettamente connesso anche con la qualità dell’offerta di lavoro da parte delle aziende agricole. «Per raggiungere un accordo equo e accettabile sul prezzo per l’industria restano poche settimane – sottolinea-. Molti produttori hanno già rinunciato, altri sono in attesa di valutare se e quando piantare, posto che la finestra temporale per procedere alle piantumazioni sarà ancora aperta a maggio e, in extremis, anche per una parte di giugno».
«I lavoratori italiani ci sono, mancano gli stranieri»
Se da un lato le imprese lanciano l’allarme sulla mancanza di manodopera, dall’altra, il sindacato, rilancia: «L’operaio agricolo specializzato continua ad essere una figura importante nella nostra agricoltura e su questo fronte non registriamo trend negativi che possano ingenerare un particolare fabbisogno nelle aziende» afferma Pietro Buongiorno, segretario Uil Agricoltura Puglia.
«Dagli elenchi anagrafici dell’Inps si può facilmente evincere che c’è una platea molto ampia di lavoratori agricoli che lavora massimo 10 giornate annue e che avrebbe tutto l’interesse ad essere maggiormente occupata in campagna – sottolinea-. Il lavoro agricolo porta con sé una intrinseca fragilità: ha una scarsa appetibilità sul mercato perché è un lavoro stagionale, quindi temporalmente connotato, non dà garanzie per il futuro ed è una mansione tra le più usuranti». Secondo il segretario della Uila, comunque, anche questa sarebbe una conseguenza della pandemia. «Sicuramente – sottolinea – c’è sul mercato una mancanza di manodopera non qualificata proveniente dall’estero che, prima del Covid, si riversava annualmente nelle nostre campagne per poter lavorare durante le stagioni di raccolta di colture che richiedono grandi masse di braccianti occupate in un periodo relativamente breve. Ciò creava negli anni scorsi dei fenomeni migratori tra le diverse provincie pugliesi e tra le regioni del Sud, fenomeni che si sono arrestati durante la pandemia a causa della chiusura delle frontiere. Tuttavia parliamo di manodopera generica addetta a mansioni semplici».
Pietro Buongiorno condivide, invece, l’allarme lanciato sull’equità del compenso lungo la filiera che va dal produttore agricolo alla grande distribuzione.
«Condivido che ci sia un forte squilibrio nella distribuzione del valore all’interno di molte filiere agroalimentari – sottolinea-: per alcune produzioni c’è una grande discrasia tra le quotazioni delle produzioni ed i prezzi allo scaffale. Come organizzazione sindacale abbiamo più volte rappresentato la nostra volontà di agire al fianco delle imprese e delle istituzioni per una più equa catena del valore, affinché gli agricoltori acquisiscano il giusto prezzo per i propri prodotti ed i lavoratori trovino ristoro alle proprie prestazioni attraverso la piena applicazione dei Contratti di Lavoro e delle leggi sociali».