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Affitti brevi, arriva la stretta in Puglia: niente più far west di b&b e case vacanze

Affitti brevi, si apre il primo vero fronte politico della nuova legislatura: la Regione convoca i sindacati e mette sul tavolo la riforma promessa in campagna elettorale dal presidente Antonio Decaro. Un passaggio chiave che segna l’avvio del confronto su una delle misure più attese e potenzialmente più divisive. La stretta sugli affitti brevi segna un cambio di passo nella gestione di un fenomeno cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni, fino a diventare uno dei nodi più delicati dell’equilibrio urbano e sociale delle città pugliesi.

I numeri raccontano la portata del boom: nel 2025 si contano oltre 44mila immobili destinati agli affitti turistici, con un peso che sfiora il 19% degli arrivi e oltre il 17% delle presenze complessive. Un’esplosione trainata dalle piattaforme digitali che ha generato ricchezza e attrattività, ma anche tensioni sempre più evidenti sul mercato della casa, soprattutto nei centri storici e nelle località a più alta vocazione turistica.

È proprio su questo punto che interviene la nuova legge regionale, con un’impostazione chiara: restituire ai Comuni il potere di governare il fenomeno. I municipi potranno individuare zone specifiche e fissare limiti precisi alle locazioni turistiche, fino a stabilire tetti massimi e criteri stringenti legati al rapporto tra posti letto e residenti, alla sostenibilità urbana e alla tutela del patrimonio culturale. Una scelta che segna una svolta politica netta.

L’obiettivo dichiarato è evitare che il turismo diventi un fattore di espulsione sociale, comprimendo l’offerta di alloggi a lungo termine e spingendo fuori dai centri cittadini residenti e famiglie. In altre parole, riportare equilibrio tra economia turistica e diritto all’abitare. Il provvedimento interviene anche sul piano amministrativo, introducendo regole più rigide: obbligo di SCIA per le attività imprenditoriali, comunicazioni al SUAP per quelle non imprenditoriali, controlli rafforzati, banca dati regionale e sanzioni più chiare.

Viene inoltre fissata una soglia: oltre due appartamenti destinati agli affitti brevi, scatta la presunzione di attività imprenditoriale. Non manca però il terreno dello scontro politico. La materia è già al centro di tensioni istituzionali, con alcune norme regionali finite davanti alla Corte costituzionale e con un quadro nazionale in continua evoluzione.

La Regione prova a muoversi nel solco tracciato da altre esperienze, come quella toscana, già ritenuta legittima dalla Consulta. Resta ora da capire come e quanto i Comuni utilizzeranno questo nuovo potere regolatorio. Perché è proprio nei regolamenti locali che si giocherà la vera partita: tra limiti, deroghe e pressioni economiche, il rischio è quello di un’applicazione disomogenea sul territorio. Dopo mesi di annunci, la politica passa dunque ai fatti. La sfida è ambiziosa: governare un fenomeno globale senza soffocare il turismo, ma evitando che intere città diventino alberghi diffusi senza più residenti. Una linea sottile su cui si misurerà la credibilità dell’intervento e, soprattutto, la capacità della Regione di mantenere una delle promesse più sensibili della campagna elettorale.

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