È un fiume in piena Giovanni Stea, assessore regionale uscente al Personale e leader della lista civica «Avanti Popolari».
All’indomani dell’esclusione dal Consiglio regionale per effetto della soglia di sbarramento e a pochi giorni dalla proclamazione ufficiale del nuovo presidente e dell’assemblea, Stea rompe il silenzio e rivendica con forza il peso politico dei 54 mila voti raccolti dalla sua lista. Voti che, rivendica, hanno contribuito in modo determinante alla vittoria di Antonio Decaro, ma che oggi sembrano evaporati dal racconto pubblico e mediatico.
La rabbia è tutta lì: nella sensazione di essere stati messi ai margini dopo aver fatto la propria parte. «I nostri voti sono di cittadini moderati che hanno scelto con convinzione Avanti Popolari, non siamo figli di nessuno», scandisce Stea, respingendo l’idea di una civica ancillare o di puro servizio elettorale.
Un messaggio diretto alla coalizione di centrosinistra, ma anche alla stampa, accusata di aver rimosso dal dibattito una fetta consistente dell’elettorato pugliese. Con 54.306 preferenze, «Avanti Popolari» rivendica un consenso territoriale reale e diffuso. Numeri che, pur non sufficienti a superare lo sbarramento, certificano l’esistenza di un’area moderata che si riconosce in un progetto civico autonomo, nato fuori dai partiti tradizionali ma collocato con chiarezza nel perimetro del centrosinistra.
«Siamo parte integrante della coalizione – insiste Stea – e il risultato elettorale dimostra che tutte le sue componenti vanno valorizzate, non rimosse». Il punto politico è tutto qui: il dopo-elezioni. La fase delle nomine, degli equilibri e delle scelte strategiche rischia di trasformarsi, secondo il leader civico, in una resa dei conti silenziosa. «Se qualcuno pensasse di appropriarsi dei nostri voti attraverso persone che non rappresentano Avanti Popolari – avverte – sarebbe una vigliaccata politica senza precedenti nella storia della Regione Puglia».
Parole pesanti, che suonano come un avvertimento preventivo contro manovre di assorbimento o di sostituzione. Nel mirino anche il sistema dell’informazione. Stea denuncia un oscuramento mediatico «in palese contrasto con i principi della democrazia», come se quei voti non fossero mai esistiti. Un’accusa che riporta al centro il tema della rappresentanza: chi non entra in Consiglio può essere cancellato dal dibattito politico? «Avanti Popolari», assicura il suo leader, non intende arretrare. La partita, per Stea, non è chiusa con il voto: è appena cominciata.









