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Regionali in Puglia, sempre più vicina l’ipotesi di Nichi Vendola candidato governatore

«Se qualcuno mette sul tavolo il nome di Vendola, chi potrà dire di no?». Il ragionamento, pronunciato da un alto dirigente romano del Pd, fotografa meglio di qualsiasi analisi il clima che si respira attorno alla querelle che sta spaccando il centrosinistra pugliese.

La telenovela politica dell’estate sembra non avere fine: lo scontro tra Antonio Decaro, Michele Emiliano e Nichi Vendola continua ad agitare i vertici dem e rischia di minare definitivamente la tenuta del cosiddetto Campo largo. La variabile, ad oggi, resta tutta nelle mani dell’ex sindaco di Bari. È stato lui, infatti, a porre il veto più netto: niente Emiliano, niente Vendola. Una posizione che ha finito, però, per trasformarsi in una gabbia. Perché se il governatore uscente, alla fine, può essere “gestito” a livello di partito regionale, la partita su Vendola appare ben più delicata.

Il partito Avs

Gli alleati di Alleanza Verdi e Sinistra lo hanno chiarito con nettezza: non ci sarà alcuna rinuncia alla candidatura del fondatore di Sinistra Italiana, l’ex governatore che nel 2005 diede vita a quella “Primavera pugliese” diventata poi un modello politico. Un nome che, secondo Avs, non solo garantisce rappresentanza storica, ma permette al partito di superare la soglia del 4 per cento, requisito fondamentale per restare nell’arena. Il veto di Decaro, dunque, rischia di diventare un boomerang. Perché l’esclusione di Vendola non aprirebbe solo una frattura in Puglia, ma farebbe esplodere l’intero schema nazionale: Avs, dopo i faticosi compromessi raggiunti in Calabria e Campania, uscirebbe automaticamente dal Campo largo, ipotecando la strategia di Elly Schlein in vista delle politiche del 2027. Una prospettiva che la segretaria del Pd e il resto degli alleati non vogliono nemmeno prendere in considerazione.

Lo scenario

Così, per Decaro, lo scenario si restringe: o trova una formula “neutra” che consenta di rientrare dal veto senza perdere la faccia, o rischia di trasformarsi da candidato di punta in ostacolo per l’intera coalizione. Con un’unica alternativa possibile: restare a Bruxelles come da lui stesso annunciato. Diverso il discorso su Michele Emiliano: la sua eventuale candidatura a consigliere regionale verrebbe valutata direttamente dal partito pugliese. Il direttivo regionale del Pd ha, infatti, la facoltà di ratificare la lista, cancellando o sostituendo nomi. Ma un no ad Emiliano, se contemporaneamente dovesse cadere il veto su Vendola, apparirebbe come una forzatura politica difficilmente sostenibile.

Le mosse

Intanto, le mosse dei protagonisti si intrecciano con segnali che arrivano da Roma. Ieri, a Bisceglie, Nichi Vendola ha presentato il suo ultimo libro di poesie. In prima fila c’era Francesco Boccia, ministro ombra dei rapporti con gli alleati e plenipotenziario della segretaria Schlein in Puglia. Una presenza che molti hanno letto come un indizio di rimescolamento delle carte. Non è un mistero, infatti, che da Roma si guardi con crescente insofferenza all’impasse pugliese e si cerchi una via d’uscita condivisa. Sul fronte locale, il segretario regionale del Pd, Domenico De Santis, prosegue il giro di consultazioni con i partiti della coalizione. Le posizioni restano divergenti: i piccoli partiti civici preferiscono non esporsi, i Cinque Stelle ribadiscono il loro “no” ad Emiliano in linea con la linea nazionale, mentre Avs insiste sulla candidatura di Vendola come condizione non negoziabile. Il fine settimana, assicurano fonti dem, sarà decisivo. Se non maturerà un’intesa, il dossier sarà inevitabilmente rimesso alla segreteria nazionale. E già lunedì primo settembre il tema approderà al tavolo di coalizione convocato al Nazareno, con la segretaria Schlein pronta a mettere ordine in un quadro che rischia di degenerare. Il tempo stringe e l’unità del centrosinistra, più che un obiettivo, appare oggi una corsa contro il logoramento politico.

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