«In giunta con Mario Cito? Decideranno gli elettori. Basta tecnici, torni la politica». Walter Musillo domenica scorsa ha presentato la coalizione che lo sosterrà nella candidatura a sindaco. Quindici liste che partono dal centrodestra per allargarsi al civismo.
Walter Musillo, ex segretario del Pd oggi è il candidato della Lega. Un grande cambiamento.
«È da molto tempo che non faccio più parte del Partito democratico e svolgo il mio impegno politico come civico, prima con “Liberdem”, poi con “Idea indipendente” e ora in questa avventura. La mia è una coalizione ampia che comprende anche Sds e me, non solo il centrodestra».
Come pensa di riuscire a tenere insieme posizioni politiche così differenti?
«Costruiremo insieme il programma partendo dall’idea che la città debba riconquistare la propria autonomia da Bari».
Di solito si cerca prima una sintesi sui temi e poi i candidati. Voi avete fatto il contrario?
«Sì perché non abbiamo voluto dire bugie agli elettori come fanno gli altri. Il programma lo costruiremo insieme in queste settimane. Avrei potuto inventarmi degli spunti programmatici già ieri (domenica, ndr) in occasione della presentazione. Avremmo anche potuto rinunciare ai simboli di partito e usare solo le liste civiche. Invece vogliamo essere fino in fondo sinceri conservando ognuno la propria identità. Nei prossimi giorni incontreremo i sindacati, le associazioni e gli ordini professionali. Ascolteremo tutti sul serio, non come altri. Quante volte l’ex sindaco li ha convocati a Palazzo di città per un confronto sullo sviluppo del territorio?».
Con Rinaldo Melucci eravate amici, cinque anni fa lei è stato tra i promotori della sua candidatura. Cosa risponde a chi l’accusa di candidarsi solo per contrapporsi a lui?
«L’ex sindaco non c’entra niente. Io mi sto candidando perché non sopporto più che ogni decisione di questo territorio venga presa altrove. Vengono decise a Bari anche le giunte comunali. Bisogna cambiare».
Proprio altrove, a Roma, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia esprimono posizioni non proprio allineate sul futuro dell’ex Ilva che è molto intrecciato a quello della città. Hanno votato in modo diverso anche sui fondi per le bonifiche del milleproroghe…
«Io credo che una cosa debba essere quello che accade a livello nazionale e un’altra ciò che succede a Taranto. I due piani devono rimanere separati. Quando ero nel Pd non condividevamo quasi mai la posizione del partito nazionale sulla fabbrica. Quel nostro silenzio ha portato a dieci anni di immobilismo».
Non le piace l’idea di decarbonizzazione in cui crede Michele Emiliano?
«Penso che sia solo uno slogan. Servono miliardi di euro per realizzarla. Anche i 575 milioni del milleproroghe sarebbero stati una goccia nell’oceano. Perché Melucci non chiede al presidente della Regione e al governo dove intendano trovare le risorse? La verità è che non lo sanno».
Tornando alla composizione delle sue liste c’è anche At6. Mario Cito potrebbe essere assessore?
«Applicheremo alla lettera il manuale Cencelli perché credo che il volere popolare vada sempre rispettato e rappresentato. Chi prenderà più voti dovrà governare la città».
Niente tecnici?
«Assolutamente no. Sono importanti nell’elaborazione delle idee ma bisogna ristabilire il primato della politica e rispettare la volontà popolare».
Come in ogni campagna elettorale un ruolo importante lo svolge anche la capacità di autofinanziarsi. Vi state già organizzando?
«Chiederò a tutti i partiti della coalizione e ai loro rappresentanti istituzionali di autotassarsi. Finora ho speso solo i soldi per affittare la sala della presentazione di domenica. E ho pagato io. Rendiconteremo tutto. È altrove, invece, che spuntano sedi e associazioni come funghi».
La questione ambientale sarà cruciale anche in questa campagna elettorale. Lega, FdI e Forza Italia, storicamente, non hanno avuto un grande dialogo con il mondo ambientalista tarantino. Ci proverà lei?
«È al nostro fianco Vincenzo Fornaro e per noi è una garanzia sulle questioni ambientali».
Lui, però, è sempre stato per la chiusura senza se e senza ma dello stabilimento…
«A me non l’ha mai detto. È una posizione che hanno sostenuto i Cinque stelle, prendendo tutti in giro. Se è di questa idea, però, ci confronteremo: perché non tenere aperta la fabbrica senza che inquini, sul modello sudcoreano?».