Quello che sta accadendo in Puglia, al centrodestra, con una debacle significativa a Bari e nella Bat alle ultime amministrative, «ha radici molto lontane» che affondano «in quel maledetto 8 febbraio», data della morte di Pinuccio Tatarella. Un vuoto mai colmato «da una nuova classe dirigente», con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. A parlare è Giuseppe Gallo, deputato con Alleanza nazionale dal 2001 al 2006.
Gallo, il centrodestra esce ammaccato da queste elezioni a Bari e nella Bat. Come lo spiega?
«Il problema viene da molto lontano. Dobbiamo partire da quel maledetto 8 febbraio, in cui venne a mancare Tatarella. Lui era un politico “su strada”. Per lui Roma, Bari, la Puglia erano un continuo percorrere il territorio. Anch’io ho percorso l’intera regione, comune per comune. Nei circoli trovavo certe volte solo due persone. Ma era un modo per stare a contatto con la gente. È vero, oggi la politica è cambiata, ma come si fa in 20 anni a non costruire una classe politica territoriale? Ci sono piccole isole di centrodestra, come Gioia o Castellana. Ma manca una classe politica di persone interessate a fare programmazione sul territorio, forse anche a causa di questo obbrobrio di legge elettorale che crea solo politici fedeli ai leader di partito».
Dopo la scomparsa di Tatarella c’è un altro momento importante che ha segnato un arresto?
«Sicuramente la sconfitta alle Regionali del 2005, contro Vendola. Fitto puntava molto sul voto disgiunto, ma io gli dissi chiaramente: Raffaele, lascia perdere. Infatti fece un grosso errore. Ma non fu l’unico. In un’altra competizione elettorale, l’allora segretario di FdI, oggi presidente del Consiglio, fece un video di sostegno ad uno dei candidati, generando malcontento negli altri 49 in lista. Questo che significa? Che la politica va avanti solo per simpatie o interesse. Essere una classe politica vuol dire invece interagire non solo con le istituzioni, ma anche con i cittadini. E questo oggi non accade».
In una regione a trazione di sinistra, da dove ripartire?
«Qualsiasi costruzione parte dalle fondamenta. Ma se non si ha la volontà di farlo – perché le risorse non mancano – allora non si costruisce nulla. Attualmente vedo molto entusiasmo attorno a Futuro nazionale di Vannacci. Ma vede, se non sarà capace di costruire una classe dirigente coinvolgente, sarà l’ennesimo esperimento fallito, come accaduto con Grillo. E anche Meloni sotto questo aspetto ha fallito. È una bravissima interprete politica, ma le è mancata la capacità di sintesi sul territorio. Si è semplicemente circondata del suo cerchio magico come se bastasse. E questa è miopia».
