La riforma del regolamento della Camera «ha un valore storico e darà una svolta ai lavori parlamentari». All’indomani del via libera dell’Aula di Montecitorio – con 249 voti a favore, 33 astenuti e nessun contrario – al provvedimento, il presidente Lorenzo Fontana rivendica «la grande maturità collettiva che ha permesso la soppressione di norme desuete» e nuovi meccanismi che «disincentivano il ricorso alla decretazione d’urgenz». E, in una conferenza stampa assieme ai tre relatori, tiene a sottolineare sia il metodo utilizzato per raggiungere il risultato («Pochi proclami e molto lavoro»), sia la portata della riforma che modifica oltre 70 articoli su 154: «L’ultima riforma così organica risale al ’97 ed io ancora non votavo…».
Tra le principali novità che entreranno in vigore dalla prossima legislatura ci sono: il superamento delle 24 ore che devono trascorrere dall’apposizione della questione fiducia al suo voto; il voto a «data certa» dei provvedimenti su richiesta del governo; e le norme che penalizzano i cambi di casacca. Per evitare non solo l’impiego della fiducia ma lo stesso ricorso ai decreti legge, il nuovo regolamento (uno degli impegni presi dal presidente Fontana) dà la possibilità di fissare un termine finale per l’approvazione di progetti di legge urgenti.
In pista anche lo statuto delle opposizioni che mira a garantire l’iniziativa legislativa della minoranza: oltre a dedicare almeno una seduta al mese al loro esame, si prevede che la data di iscrizione in calendario delle pdl non possa essere successivamente differita dalla conferenza dei capigruppo, salvo che il gruppo interessato acconsenta. Più in generale, sugli argomenti iscritti in quota opposizione non saranno ammesse in assemblea richieste di inversione dell’ordine del giorno, di rinvio dell’esame, né questioni pregiudiziali per motivi di merito.
Rilevanti anche le novità pensate per penalizzare i cambi di casacca facendo leva sui contributi economici e gli incarichi. Ogni gruppo parlamentare ha dei contributi in base al numero degli iscritti: dal 2027 se un deputato cambierà partito non trasferirà più al nuovo gruppo interamente la sua quota ma solo un 50%, l’altra metà resterà al gruppo di provenienza.
Un’altra regola prevede la decadenza da pressoché tutte le cariche – con l’eccezione del presidente della Camera – ricoperte nell’ufficio di presidenza e in quello delle commissioni. Moltissimi i cambiamenti. Entra formalmente nel regolamento il codice di condotta dei deputati (approvato in via sperimentale nel 2016 dall’apposita giunta) che prevede una serie di obblighi di trasparenza per gli eletti. Viene parzialmente rivista la disciplina delle commissioni e dei gruppi parlamentari.
Si introduce espressamente la possibilità di attivare una funzione di valutazione delle politiche pubbliche da parte degli organi della Camera. Per il relatore dem Federico Fornaro «è stato reso un servizio alla Camera e alla democrazia».