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Umiliazioni e violenze: a Valenzano 33enne condannato a 4 anni e mezzo per maltrattamenti sulla compagna

Un incubo vissuto tra le mura domestiche, fatto di violenze fisiche, umiliazioni continue e un controllo ossessivo teso a isolare la vittima dal resto del mondo. Si è chiuso in primo grado con una condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione il processo a carico di un 33enne residente a Valenzano, giudicato colpevole…
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Un incubo vissuto tra le mura domestiche, fatto di violenze fisiche, umiliazioni continue e un controllo ossessivo teso a isolare la vittima dal resto del mondo. Si è chiuso in primo grado con una condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione il processo a carico di un 33enne residente a Valenzano, giudicato colpevole di gravi maltrattamenti nei confronti della sua convivente.

La sentenza è stata emessa dalla Seconda Sezione Penale del Tribunale di Bari, al termine di un iter processuale in cui la vittima ha trovato il coraggio di farsi avanti e costituirsi parte civile.

Il quadro accusatorio validato dai giudici descrive una relazione trasformata in una prigione. Il 33enne non si limitava agli insulti e alle costanti minacce verbali. Secondo quanto emerso in aula, l’uomo avrebbe più volte aggredito fisicamente la compagna, arrivando in alcuni episodi a stringerle le mani attorno al collo, a farle urtare violentemente la testa e a provocarle lesioni dirette al volto.

A queste violenze si affiancava una vera e propria manipolazione psicologica: l’imputato controllava sistematicamente il telefono cellulare della donna, appropriandosi della sua privacy e arrivando a cancellare autonomamente dalla rubrica i contatti che lui riteneva «sgraditi».

Sottoposto a giudizio immediato, l’uomo ha dovuto rispondere della pesante serie di vessazioni. La Procura di Bari, alla luce della gravità dei fatti contestati, aveva sollecitato una pena più severa, chiedendo per il 33enne una condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Il Tribunale ha ricalcolato la sanzione a 4 anni e mezzo, affiancandola alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per un periodo di cinque anni.

Nel suo doloroso percorso verso la giustizia, la donna non è stata lasciata sola: oltre a essere assistita dall’avvocato Anna De Tommaso, ha ricevuto il prezioso supporto dell’associazione per la tutela delle vittime di violenza “Gens Nova”, presente e costituita parte civile in aula attraverso la rappresentanza dell’avvocato Nicola Antuofermo.

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