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Usa e Israele contro l’Iran: tra raid, vittime civili e militari, si cerca di negoziare un cessate il fuoco

Tra escalation militare, tensioni diplomatiche e impatti economici globali si intensifica sempre più la crisi legata alla guerra che vede Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Le forze di difesa israeliane hanno attaccato con raid aerei su Teheran, colpendo strutture militari legate ai Pasdaran. Gli scontri in Medio Oriente si sono estesi anche in Libano…
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foto Vahid Salemi/LaPresse

Tra escalation militare, tensioni diplomatiche e impatti economici globali si intensifica sempre più la crisi legata alla guerra che vede Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Le forze di difesa israeliane hanno attaccato con raid aerei su Teheran, colpendo strutture militari legate ai Pasdaran. Gli scontri in Medio Oriente si sono estesi anche in Libano dove si sono registrate vittime e feriti tra civili e militari israeliani, mentre in Kuwait sono stati colpiti porti strategici che hanno riportato danni materiali.   

Secondo fonti citate da La Presse, gli Usa, fortemente coinvolti in questo conflitto, avrebbero usato oltre 850 missili Tomahawk, suscitando forti preoccupazioni interne al Pentagono a causa dell’esaurimento scorte. È considerato “allarmante” il livello di munizioni disponibile in Medio Oriente che non sarebbe sostenibile in caso di conflitto prolungato.

I tentativi di de-escalation

Dopo il cessate il fuoco discusso in Francia al G7, la Germania sostiene una soluzione negoziata con aspettative sulla possibilità che avvenga. Berlino esclude gli accordi speciali con l’Iran per il transito navale nello stretto di Hormuz e sottolinea che la sicurezza resta affidata a decisioni operative e assicurative, mentre sono in preparazione i colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran forse in Pakistan con la mediazione della Cina.

È grave il contesto umanitario. Per l’Onu sono oltre 82mila gli edifici civili danneggiati in Iran. Gli attacchi avrebbero coinvolto circa 180mila persone. E mentre a Roma sono in corso iniziative civili e religiose per la pace, sul piano economico la Banca Centrale Europea segnala che le aspettative di inflazione nell’Eurozona erano stabili prima del conflitto, ma resta alta l’incertezza per gli effetti futuri, nello specifico per questioni legate all’energia e alle rotte commerciali via mare, come lo stretto di Hormuz.   

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