«Una fabbrica poco sicura a causa di materiale in stato di abbandono sul piano di calpestio» è quanto lamenta Vincenzo Mercurio, coordinatore provinciale Usb Taranto. «Chiediamo al Governo interventi tempestivi ed efficaci», insiste il sindacalista. Mercurio punta il dito sulle vie di camminamento anche in alta quota dove giacciono «cumuli di calce e minerale che corrodono il piano di calpestio in ferro. Materiale che, oltre ad essere presumibilmente cancerogeno, ostacola la visibilità e può causare lo scivolamento dei lavoratori». Una mancanza di sicurezza «questa è la fotografia che emerge da Acciaieria 2 – asserisce Mercurio – dove hanno perso la vita, in meno di due mesi, due giovani operai precipitati al suolo. Morti che rendono necessari interventi mirati per la tutela degli addetti e rendere l’ambiente di lavoro il più sicuro possibile».
Le criticità
Sulle verifiche effettuate «i responsabili di area hanno risposto che non ci sono stati controlli visivi. Inammissibile – dice il rappresentante dell’Usb – ciò che viene fatto è insufficiente per comprendere se vi siano rischi seri. Ci vorrebbe una verifica statica dei piani di calpestio con una radiografia. Intanto scopriamo ancora gravissime anomalie di sicurezza, soprattutto in alcune zone – continua Mercurio – nelle quali non si riesce neanche a vedere dove si sta camminando. Di fronte alle nostre segnalazioni, alcuni capi area tendono a sottovalutare i pericoli, arrivando ad assumere atteggiamenti indisponenti e poco costruttivi. Altri scaricano la responsabilità e di fatto non si fa nulla per la sicurezza degli operai».
La tutela della salute
Sul fronte della salute interviene Lunetta Franco di Legambiente Taranto che dice no ad ulteriori proroghe «senza l’approvazione della Vis (valutazione di impatto sanitario) si avvii la chiusura degli impianti». Lo scorso 6 marzo Legambiente ha scritto al Mase per denunciare che dopo quattro mesi dalla presentazione da parte di Acciaierie d’Italia dell’aggiornamento dello studio della Vis nella documentazione pubblicata sul sito del ministero non risultava nulla. Legambiente ha anche chiesto che si provvedesse alla pubblicazione anche di eventuali richieste di integrazione documentale e delle relative risposte dell’Azienda. Soltanto alcuni giorni fa il ministero competente ha provveduto alla pubblicazione dell’Istituto Superiore di sanità che chiede ad Acciaierie d’Italia altri approfondimenti. Quindi ancora uno slittamento. «Dopo queste lungaggini – dichiara Franco – chiediamo che il termine indicato di trenta giorni non subisca ulteriori proroghe e che l’azienda entro il 10 aprile presenti la documentazione richiesta».










