Riflettori sempre accesi sulla sanità pugliese. Quasi un’ossessione per il governatore Decaro che ha chiesto da subito gli straordinari al neo assessore Donato Pentassuglia. Ieri, impegnato in tre vertici fiume tutta la giornata con direttori generali, primari dei Pronto soccorso e responsabili del 118, volti a tracciare un’anamnesi completa del sistema sanitario regionale. L’obiettivo dichiarato è mettere a punto interventi mirati di natura legislativa, organizzativa e regolamentare, una revisione da presentare poi ai ministeri competenti.
Il contesto resta però complesso: il sistema deve fare i conti con un buco di circa 420 milioni di euro, che rende arduo realizzare le «nozze con i fichi secchi», come sottolineano gli operatori del settore. Ieri, affiancato dal direttore del Dipartimento Salute, Vito Montanaro, e dalla direttrice dell’Aress, Lucia Bisceglia, l’assessore ha incontrato i vertici delle aziende sanitarie e ospedaliere per una ricognizione delle criticità principali, gettando le basi per le azioni future. Pentassuglia ha annunciato che, a partire dai primi giorni di febbraio, insieme al Dipartimento e all’Aress, saranno organizzate riunioni azienda per azienda per approfondire le questioni più urgenti: dalla carenza di personale al potenziamento dell’assistenza territoriale.
La fase iniziale prevede un’analisi dei flussi nei Pronto soccorso e nel 118, così da delineare un piano regionale coerente. Dall’incontro è emerso un quadro dettagliato: la Puglia conta 35 strutture di Pronto soccorso, di cui quattro private accreditate, che gestiscono complessivamente il 10% degli accessi. Il Policlinico di Bari, inclusi i Pronto soccorso specialistici, assorbe l’8% degli accessi regionali, oltre 90mila l’anno, seguito dal «Vito Fazzi» di Lecce (69mila), dal «SS. Annunziata» di Taranto (66mila), dal «Perrino» di Brindisi (56mila) e dal «Dimiccoli» di Barletta (51mila).
Complessivamente, 11 strutture coprono oltre il 51% degli accessi, mentre le restanti 24 gestiscono il 49%. Le criticità principali restano la carenza di personale e la gestione dei codici. La maggior parte degli accessi riguarda codici verdi e azzurri, urgenze minori o differibili, che in alcuni Pronto soccorso raggiungono il 90%. I codici bianchi, più lievi, si attestano al 3%, più bassi della media nazionale.
Questo scenario evidenzia la necessità di potenziare l’assistenza territoriale, affinché i bisogni di salute non urgenti non gravino sui Pronto soccorso. Tra le esperienze virtuose analizzate ci sono gli infermieri di processo e i «fast track», percorsi preferenziali per alcune condizioni patologiche che potrebbero ridurre tempi di attesa e abbandoni, attualmente attorno all’8%, con punte del 12%. Il 14% degli accessi, mediamente, si conclude con un ricovero ospedaliero, soprattutto durante i picchi influenzali. Una criticità segnalata dai responsabili riguarda anche la disponibilità di posti letto per i trasferimenti in reparto.
Tra le soluzioni proposte, il coordinamento dei posti letto a livello di direzione sanitaria potrebbe aumentare l’efficienza e ridurre i colli di bottiglia. «Ho chiesto – ha dichiarato Pentassuglia – di proseguire il lavoro di analisi e proposta, evidenziando le buone prassi attivate nei diversi territori. L’obiettivo è definire un piano regionale e piani aziendali in grado di migliorare l’accoglienza, la gestione dei flussi, potenziare l’assistenza territoriale e ridisegnare le reti».
Sulle liste di attesa, infine, è stato concordato un calendario di riunioni con le singole aziende già a partire da domani, per completare i piani sperimentali entro 15 giorni e avviare il recupero delle prestazioni dal primo febbraio, secondo la delibera approvata dal presidente Decaro. La sanità pugliese, insomma, entra in una fase di verifica serrata, dove numeri, procedure e strategie dovranno dimostrare di poter tenere testa alle sfide di un sistema in affanno ma pronto a reagire.