Nessun beneficio carcerario per chi commette femminicidi o omicidi di particolare efferatezza. È quanto chiede la mamma di Noemi Durini, la sedicenne di Specchia (in provincia di Lecce) uccisa dal fidanzato Lucio Marzo nel settembre del 2017.
Imma Rizzo, madre della ragazza, supportata dall’avvocata Valentina Presicce, depositerà il 23 febbraio prossimo, in Corte di Cassazione, una proposta di legge di iniziativa popolare sul tema.
La proposta punta a escludere la concessione di permessi premio e benefici penitenziari per i condannati per femminicidio o delitti brutali, come quello di Noemi che, come rivelò l’autopsia, fu accoltellata alla testa e sepolta ancora viva sotto un cumulo di pietre nelle campagne di Castrignano del Capo.
Secondo le promotrici, l’attuale normativa presenta lacune pericolose nella valutazione della pericolosità sociale. Valentina Presicce sottolinea come l’attuale analisi della personalità del detenuto, che dura circa un anno, sia spesso insufficiente: «Esiste un rischio concreto che la concessione dei permessi premio non consenta di accertare adeguatamente la reale pericolosità». La legale cita il caso dell’assassino di Noemi, Lucio Marzo, il quale avrebbe goduto di valutazioni definite «superficiali» durante la detenzione nel penitenziario minorile di Quartucciu.
L’appello di Imma Rizzo è rivolto alla mobilitazione collettiva per la raccolta firme, necessaria a portare il testo in Parlamento. «Siamo noi familiari delle vittime a vivere il vero ergastolo in vita», afferma, aggiungendo che «a chi si macchia di reati così efferati non devono essere concessi benefici di pena. È una questione di giustizia, ma anche di sicurezza».
La proposta di legge, denominata proprio “Noemi Durini”, intende trasformare la tragedia di Specchia in un presidio normativo per impedire che altri condannati per crimini analoghi possano accedere a misure che, secondo i promotori, vanificano la certezza della pena.










