Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente Anci, l’associazione dei Comuni italiani, a margine degli Stati generali dei piccoli Comuni che si è tenuta a Roma, ha proposto un asse di sviluppo per il Paese Roma-Napoli, con Bari dentro solo dopo l’arrivo dell’alta velocità. «Sono parole che ci riempiono di orgoglio e ci danno la misura di come Bari sia maturata nel corso di questi anni. È innegabile che una parte di questa crescita sia stata determinata dal grande lavoro fatto con i collegamenti», commenta il sindaco di Bari, Vito Leccese.
«L’aeroporto di Bari è stato una porta verso il resto d’Europa, il porto per anni è stato un ponte con l’altra sponda dell’Adriatico. Il futuro non è l’alta velocità, ma in realtà un’alta capacità. Ed è già qualcosa perché sarà importante per ricucire una ferita rimasta aperta per troppi anni con la dorsale tirrenica. Ma i tempi di realizzazione di questa infrastruttura non saranno mai un alibi per rimandare. Bari è già una città metropolitana con una vocazione nazionale e mediterranea. Completare le infrastrutture significa rafforzare il sistema del Centro-Sud».
Sindaco su quali assi può poggiare questa prospettiva? Turismo, farmaceutico, aerospazio, relazioni industriali?
«Bisogna mettere insieme vocazioni complementari. Turismo sì, ma di qualità e destagionalizzato. Innovazione e trasferimento tecnologico, dove Università e Politecnico possono fare molto. Penso a tutto il comparto dell’information tecnology. Non è un caso che molte aziende che prima investivano solo su Napoli da qualche anno abbiano scelto anche Bari per le loro filiali».
Bari può diventare un hub merci per gli scambi transfrontalieri?
«Bari ha tutte le caratteristiche per rafforzare la propria funzione di porta dell’Adriatico. Il porto è strategico, ma stiamo avviando i cantieri per la camionale che collegherà il casello autostradale con le navi; un’altra opera strategica. Non si tratta solo di spostare container, ma collegherà il casello autostradale con le navi».
Come evitare la fuga di cervelli e fare in modo che l’alta velocità porti talenti qui?
«I talenti restano o arrivano se trovano lavoro qualificato, salari adeguati e una città vivibile. L’alta capacità può essere un fattore attrattivo, ma servono politiche adeguate: più integrazione tra comunità e territorio. A tale proposito stiamo lavorando a un protocollo di intesa tra città metropolitana di Bari e di Napoli, tra le due regioni Puglia e Campania con il coinvolgimento dei Comuni dell’Irpinia».
L’alleanza tra grandi città del Centro-Sud è anche una risposta all’Autonomia differenziata?
«Il rischio di frammentazione esiste, se l’autonomia accentua i divari. Non è una questione ideologica, ma di equilibrio e diritti garantiti ovunque. Le città metropolitane possono fare sistema e presentarsi con proposte comuni su infrastrutture, servizi e sviluppo».
Bari e Napoli sono governate dal centrosinistra da molti anni. Perché questo modello fatica a diventare spinta nazionale?
«Le esperienze maturate nei territori possono diventare una spinta nazionale solo se si traducono in un’agenda chiara su lavoro, casa, mobilità e sicurezza, intesa anche come coesione sociale. L’avvicendamento alla presidenza dell’Anci tra sindaci di due grandi città del Sud, prima Decaro e oggi Manfredi, dimostra che questo modello amministrativo ha già assunto una dimensione e un riconoscimento nazionale».










