Oggi il Governo varerà i primi provvedimenti contro il caro-carburanti. Ci sarà un taglio delle accise, esattamente come avvenne per la crisi del 2022, quando scoppiò la guerra in Ucraina.
Meglio sarebbe, però, metter mano ad una riforma strutturale delle accise, che oggi rappresentano il 60% del prezzo della benzina. Accise sì, ma che siano giustificate e contemporanee. E invece continuano a pagare un’accisa sulla guerra d’Etiopia del 1935.
Paghiamo accise su tutti i terremoti che si sono susseguiti dal Belice (‘68) in poi, le alluvioni (Vajont, Firenze), ed altre crisi, compresa quella di Suez del 1954.
Dini nel 95 le unificò, ma, di fatto, le accise che paghiamo sono sempre quelle. Così strutturata, questa tassa ha un aumento costante, e di questo passo finirà per assorbire l’intero costo dei carburanti. Sarebbe ora di riformarla.
Ma, a proposito di carburanti, ci sarebbe un’altra regola da modificare, ed è quella relativa all’intervento dello Stato sul riequilibrio dei prezzi. Oggi questo intervento è regolato da dinamiche non più attuali.
Se il prezzo medio degli ultimi due mesi supera una certa soglia, scattano gli interventi. Ma il petrolio due mesi fa quotava 68 dollari, oggi, in appena 10 giorni, è arrivato a quota 118. Questo tiene ancora oggi la media molto bassa, mentre il prezzo del greggio sale all’esplodere della prima bomba. La media, quindi, si dovrebbe fare al massimo sull’ultima settimana.










