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Il decreto sicurezza è legge, via libera alla Camera: l’opposizione protesta e canta “Bella ciao” – VIDEO

(Foto ANSA - Massimo Percossi)

L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva il decreto sicurezza con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto.

Il via libera giunge al termine di una maratona parlamentare di due giorni conclusasi con il voto di fiducia. Contemporaneamente, il Consiglio dei ministri ha varato in una riunione lampo un nuovo decreto legge contenente disposizioni urgenti sui rimpatri volontari assistiti, che funge da correttivo tecnico al testo appena licenziato da Montecitorio.

L’approvazione è stata segnata da forti tensioni e proteste delle opposizioni. Prima del voto finale, i deputati di minoranza hanno intonato “Bella ciao” sventolando copie della Costituzione e cartelli con lo slogan: “La nostra sicurezza è la Costituzione“. La protesta ha scatenato la reazione dei banchi del centrodestra, che hanno risposto cantando l’Inno d’Italia, poi seguito dall’intero emiciclo.

Il vicepremier Matteo Salvini, presente in aula insieme al ministro degli Interni Matteo Piantedosi, ha criticato duramente l’iniziativa delle opposizioni: «Siamo qua per il decreto sicurezza, non è un festival canoro. Rispetto l’inno nazionale ma quelli cantano “Bella ciao”, mi sembra una mancanza di rispetto». Il leader della Lega ha comunque espresso «gioia» per l’approvazione, definendola una giornata positiva per la sicurezza dei cittadini nonostante le crisi internazionali.

Dure le repliche dai banchi della sinistra. Nicola Fratoianni (Avs) ha accusato la maggioranza di «ipocrisia pelosa» sul tema dell’antifascismo, sottolineando che «“Bella ciao” non è divisiva».

Sulla stessa linea Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito democratico, che ha definito il decreto «anticostituzionale». Il Pd ha inoltre duramente attaccato il metodo del governo Meloni, parlando di un «pasticcio istituzionale senza precedenti» e denunciando come l’esecutivo risponda ai problemi reali solo con l’introduzione di nuovi reati e l’innalzamento delle pene, comprimendo il diritto al dissenso. Di contro, Gianfranco Rotondi (FdI) ha ribattuto agli attacchi sostenendo che il centrodestra non debba subire esami sulla storia e accusando le opposizioni di usare il canto per alimentare divisioni.

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