Nel Giorno della Memoria 2026, al Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato con forza il significato civile e politico del ricordo della Shoah, definendola il frutto di una «grande e rovinosa menzogna»: l’idea che possano esistere gerarchie tra gli esseri umani. Mattarella ha ricordato i sei milioni di ebrei sterminati insieme a rom, sinti, omosessuali, dissidenti politici, disabili e minoranze religiose, sottolineando la responsabilità diretta dell’Italia fascista, delle leggi razziali del 1938 e delle complicità diffuse nella società e nelle istituzioni.
La Shoah, ha detto, non appartiene solo al passato: il «buio della ragione» supera tempo e confini e può riemergere ogni volta che indifferenza, paura e odio vengono tollerati. Per questo ha lanciato un allarme sul riemergere dell’antisemitismo, definendolo altamente pericoloso, e ha invocato un’azione rigorosa e coordinata da parte dell’Unione europea per contrastarlo, ribadendo che nella Repubblica non c’è spazio per odio razziale e discriminazione. «Il patriottismo repubblicano – ha concluso – significa essere custodi della dignità umana e della democrazia».
Liliana Segre
Nel suo intervento, la senatrice a vita Liliana Segre ha affrontato il nodo delle polemiche legate alla guerra a Gaza. Ha chiarito che parlare delle tragedie contemporanee è non solo possibile ma doveroso, perché la Shoah ha un valore universale che interpella le coscienze di fronte a ogni crimine e violazione dei diritti umani. Tuttavia, ha avvertito, «Gaza non può essere usata contro il Giorno della Memoria né per oscurarlo o banalizzarlo, né per operare distorsioni o inversioni della Shoah». Tentativi di questo tipo, ha spiegato, finiscono per svuotare il senso della memoria e alimentare nuove forme di odio.
Gli interventi istituzionali
La giornata è stata segnata da numerosi interventi istituzionali che hanno ribadito la condanna dell’antisemitismo e del razzismo, dal richiamo del Papa alla Dichiarazione Nostra Aetate fino alle dichiarazioni del governo e dei leader politici. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato la complicità del regime fascista nelle persecuzioni e nelle deportazioni, definendole «una pagina buia della storia italiana», mentre diversi esponenti politici hanno sottolineato come la memoria sia oggi uno strumento essenziale per difendere le democrazie e contrastare l’indifferenza. Non sono mancate le proteste pro-Palestina, che hanno accompagnato una giornata dedicata a ribadire il “mai più” come responsabilità attiva del presente.










