Il futuro dell’ex Ilva di Taranto approda nuovamente alla Camera con un’interpellanza urgente che scuote i palazzi della politica. L’onorevole Francesca Viggiano (Pd) mette sotto pressione i ministri Urso e Pichetto Fratin, denunciando un clima di «opacità» e «confusione» che avvolgerebbe le trattative per il rilancio del polo siderurgico. Al centro della polemica non ci sono solo i dubbi sulla solidità industriale dei possibili acquirenti, ma soprattutto il silenzio del Governo sulle tutele sanitarie e ambientali destinate ai cittadini tarantini.
Onorevole Viggiano, qual è la sua preoccupazione principale?
Le problematiche che attanagliano la fabbrica sono note a tutti, ma non sono altrettanto note le intenzioni del Governo. Siamo davanti a una navigazione a vista che non tiene conto della gravità della situazione. Soprattutto, ciò che è più grave è che il Governo ha parlato finora di numeri e sentenze senza proferire parola sui cittadini di Taranto. Ci aspettiamo che le tutele ambientali e sanitarie siano assicurate e messe al primo posto, non trattate come un dettaglio marginale.
Lei ha sollevato forti dubbi sull’interessamento del gruppo statunitense Flacks. Cosa non la convince?
Il Governo lo definisce un soggetto economico rilevante, ma il suo know-how industriale e siderurgico è poco chiaro. Parliamo di un operatore finanziario e non di un’impresa siderurgica con comprovata esperienza nel settore. Taranto non può essere un esperimento per fondi d’investimento; ha bisogno di partner industriali solidi e trasparenti.
Lei ha detto: «Il Governo non ha le idee chiare». Si riferisce al ministro Nordio?
Certamente. Fa specie che il ministro alla Giustizia, qualche giorno fa a Taranto, abbia ammesso di non sapere nulla del provvedimento cautelare del Tribunale Civile di Milano. Vuol dire che l’intero Governo è scollegato dalla realtà della vertenza. È un chiaro segnale di disattenzione verso le tutele che devono essere assicurate alla popolazione.
Qual è la conditio sine qua non che ponete per il proseguimento dell’attività industriale?
Taranto non è un’industria, è fatta di cittadini che devono sentirsi protetti e non trattati come numeri. Se ci deve essere ancora un’industria – e ci auguriamo che il Governo comprenda che in queste condizioni non si possa produrre – pretendiamo tutele sanitarie e ambientali assolute. Questo è il punto di partenza imprescindibile per ogni discussione.
Cosa chiedete nell’immediato per ridurre l’impatto sulla salute dei cittadini?
Bisogna avere il coraggio di fermare ciò che inquina di più mentre si cercano alternative produttive per la città. La salute non può più attendere i tempi di una trattativa opaca.









