«Forse si riusciranno a salvare i 60 milioni di euro di fondi Pnrr stanziati per collegare l’Aeroporto del Salento con la stazione ferroviaria di Brindisi, ma chissà quando vedremo l’opera realizzata». Lo afferma il presidente del gruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio regionale della Puglia, Paolo Pagliaro, a margine dell’audizione dei vertici di Rfi che si è svolta oggi nella Commissione Trasporti, «chiamati a dare spiegazioni sullo stallo dei lavori, consegnati a ottobre 2024 ma di fatto mai partiti, se non per le bonifiche preliminari da ordigni bellici».
Pagliaro ricorda che i ritardi sono stati «colpa di un appalto a dir poco travagliato: prima la ICI – Italiana Costruzioni Infrastrutture, il cui contratto è stato rescisso già a dicembre 2024 per gravi inadempienze, poi la Manelli di Monopoli (in raggruppamento temporaneo d’impresa con Progin e Ambiente Risorse Territorio), anch’essa in crisi finanziaria, che ha fittato un ramo d’azienda alla CMC».
È stata, sottolinea il capogruppo di Fratelli d’Italia, «una vera odissea che, seppure non dovessero andare persi i 60 milioni del Pnrr, non dà alcuna certezza sulla realizzazione dell’opera. I finanziamenti – afferma – potranno essere salvi, ha spiegato Rfi, grazie al fatto che i 10,2 chilometri totali del collegamento aeroporto-stazione di Brindisi e delle due bretelle rientrano nel target complessivo della misura 1.10. Quindi, detto in soldoni, basterà aver avviato l’opera entro fine giugno prossimo, perché i chilometri mancanti saranno compensati da quelli in esubero completati in altri cantieri Rfi della stessa misura».
Nessuna certezza, però, sui «tempi di realizzazione del raccordo, imprescindibile per sottrarre l’Aeroporto del Salento all’isolamento attuale», evidenzia ancora Pagliaro, che conclude: «Non resta quindi che incrociare le dita e sperare che non fallisca anche l’ultima ditta aggiudicataria, ma rimane la grande amarezza per un traguardo che inseguiamo da vent’anni e che slitta ancora, mentre l’aeroporto di Bari è collegato alla stazione già da tredici anni, e rimane lo sconcerto per un sistema di bandi pubblici che di fatto non garantisce la solidità finanziaria delle imprese a cui vengono affidati i lavori».










