Proventi delle attività illecite del clan camorristico dei Senese sarebbero stati «trasferiti e reinvestiti» da Mauro e Miriam Caroccia nella società “La 5 Forchette“, di cui è stato azionista anche l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove.
È quanto emerge dagli atti dell’indagine della Dda di Roma in cui si ipotizzano i reati di riciclaggio e intestazione fittizia dei beni.
Una attività illecita aggravata dal fatto di averla «commessa al fine di agevolare l’associazione di stampo mafioso» facente capo al gruppo dei Senese.
I primi interrogatori, nell’indagine della Procura di Roma che vede indagati i Caroccia, si terranno a metà di questa settimana.
I primi ad essere ascoltati dai pm della Dda di piazzale Clodio saranno Mauro Caroccia, che sta scontando una pena a quattro anni di carcere per reati di stampo mafioso, e la figlia Miriam (entrambi difesi dall’avvocato Fabrizio Gallo) che risulta azionista della Srl che gestiva il ristorante “Bisteccheria d’Italia” di via Tuscolana a Roma.
Delmastro sarà ascoltato dalla Commissione Antimafia
Della vicenda si è interessata anche la Commissione parlamentare Antimafia che ha approvato l’avvio di un ciclo di audizioni. La Commissione «procederà alla richiesta di ascolto della Procura di Roma, delle forze dell’ordine, polizia e Gdf, Dap, l’Ucis, della scorta e dello stesso ex sottosegretario, nel rispetto dei principi di rigore, trasparenza e tempestività che ne caratterizzano l’azione istituzionale».
Lo si apprende da fonti della presidenza della Commissione parlamentare Antimafia, secondo cui «la decisione è stata assunta con piena condivisione da parte della maggioranza, in particolare modo da FdI, che ha anche evidenziato la necessità di fare chiarezza sulle modalità con cui informazioni relative a un’indagine in corso, di particolare delicatezza, siano state diffuse a mezzo stampa. Nel quadro delle proprie attività, la Commissione svolgerà inoltre una missione a Milano il 16 aprile, nel corso della quale saranno approfonditi anche i profili connessi all’indagine “Hydra”. La Commissione ribadisce il proprio impegno a garantire il pieno accertamento dei fatti, nel rispetto delle prerogative dell’autorità giudiziaria e a tutela della correttezza delle istituzioni».










