Agiudicare dalla manifattura, risalgono all’epoca della Magna Grecia i reperti rinvenuti ieri nei pressi di Scanzano Jonico.
A farne la scoperta, i carabinieri della compagnia di Policoro nel corso di un servizio di monitoraggio e vigilanza delle operazioni di demolizione di un’opera abusiva nella disponibilità di alcuni componenti della famiglia Scarcia di Taranto.
Il rinvenimento, avvenuto in località Lido Torre, potrebbe aver aperto la strada a indagini di più larga portata sul traffico clandestino del patrimonio archeologico, anche in relazione alla recente adozione della nuova disciplina per la tutela penale del patrimonio culturale. Le disposizioni, che fino a ieri erano contenute prevalentemente nel codice dei Beni Culturali, con la nuova legge numero 22 del 2022, vengono inserite nel Codice Penale.
L’obiettivo della nuova norma «è quello di operare – secondo quanto riporta il sito della Camera dei Deputati – una profonda riforma della materia, ridefinendo l’assetto della disciplina nell’ottica di un tendenziale inasprimento del trattamento sanzionatorio», infatti introduce “nuove fattispecie di reati”, innalza “le pene edittali vigenti” e “introduce aggravanti quando oggetto di reati comuni siano beni culturali”.
E i reperti rinvenuti dalle forze dell’ordine rientrano esattamente in questa categoria.
Si tratta, infatti, di colli cilindrici e porzioni spalla di anfore sia biansate che monoansate in terracotta, di un fondo e una porzione di pancia di anforico con pareti smaltate e di un manufatto, sempre con superficie esterna smaltata, di tradizione contadina. Non è noto il valore dei beni, ma nelle aste in cui vengono venduti reperti simili dello stesso periodo a cui risalgono i resti rinvenuti dai carabinieri, si parte da una base di cento euro per arrivare a duemila euro e oltre.
Ovviamente, si tratta di cifre generiche e approssimative. Trattandosi, inoltre, di oggetti clandestini e diretti, molto probabilmente, al mercato nero, è difficilissimo fare una stima, in quanto, in questo caso, il prezzo lo fa l’amatore.
A ciò va aggiunto che il valore lievita se ci si sposta sul mercato estero, dove aumentano le variabili. Allo stato attuale, i reperti, d’intesa con il Comando dei carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, sono stati sequestrati e sono a disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Matera.










