Categorie
Libri

Etica pubblica e coraggio in tempo di guerra: Niccolò Introna, il barese che disse no ai nazisti

Federico Fubini, giornalista ed editorialista di economia del Corriere della Sera, con L’oro e la patria (Mondadori) porta alla luce una vicenda storica sorprendente e poco conosciuta dell’Italia della Seconda guerra mondiale: la storia di Niccolò Introna. Un cittadino barese, divenuto a Roma alto funzionario della Banca d’Italia, che tentò, con grande coraggio e determinazione, di salvare le riserve auree nazionali dalla spoliazione nazista dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Un racconto che rivela pagine importanti ma dimenticate della nostra storia recente e restituisce il giusto merito a un eroe rimasto in ombra, dimostrando come la memoria storica possa essere ingiustamente selettiva.

L’oro come sovranità

Il nucleo narrativo del libro si concentra su un momento drammatico e caotico nella storia italiana: dopo l’armistizio con gli Alleati, l’esercito italiano si sfalda, il governo lascia Roma, e la città cade sotto l’occupazione tedesca.È in questo contesto che i nazisti si presentano nella sede della Banca d’Italia, a Palazzo Koch, chiedendo la consegna delle quasi 120 tonnellate di oro custodite nei caveau. Quel metallo, riserva di valore del paese, rappresenta non solo ricchezza materiale ma simbolo di sovranità nazionale. Niccolò Introna, il dirigente di 75 anni, fedele ai propri principi etici e alla sua patria, si rifiuta di cedere l’oro. Organizza un inganno sofisticato per far sì che gli ufficiali nazisti non si accorgano di ciò che sta realmente accadendo nei sotterranei della Banca.

Contro il potere

Con una narrazione fluida e dettagliata, Fubini ricostruisce questa impresa, basandosi su documenti, carte d’archivio e appunti scheletrici rimasti sepolti nelle pratiche burocratiche. Ma non si tratta solo di un singolo episodio di resistenza; attraverso la vicenda dell’oro, l’autore esplora anche come i poteri politici e istituzionali italiani dell’epoca gestirono o evitarono responsabilità, evidenziando dinamiche di tradimento, convenienza e silenzi strategici. Al centro del libro campeggia la figura di quest’uomo venuto dal Sud, che sapeva parlare inglese, francese e tedesco, dalla personalità complessa, intellettualmente rigoroso e moralmente inflessibile. La narrazione di Fubini restituisce un ritratto articolato: non è un eroe mitico, ma un funzionario lontano dalle luci della ribalta politica, guidato da un senso profondo di responsabilità civica. Non è un giovane che agisce con impeto e orgoglio, bensì un uomo di età avanzata che non si lascia intimidire, né dal potere fascista né dagli ordini della gerarchia bancaria. Di confessione valdese, tiene anche sermoni alla sua comunità, pronuncia parole che riflettono il suo impegno per una moralità pubblica e privata. Fu un amministratore che già durante il regime di Mussolini, in qualità di capo della vigilanza sulla Banca d’Italia, diede già prova della sua integrità, combattendo in segreto la corruzione e il sistema cleptocratico che girava attorno al Duce, documentandone le operazioni finanziarie più opache.

La memoria degli invisibili

Fubini non lo ritrae come un personaggio idealizzato, ma come un uomo fuori dal tempo, un uomo, i cui valori risultano straordinari in un’epoca in cui il compromesso sembrava spesso l’unica via praticabile. Insomma la sua luce ci pare quella di un diamante finito in mezzo a tante pietre falsificate, ma non ricoprendo un ruolo istituzionale di prima linea ed essendosi impegnato sempre dietro le quinte, non gli è stato dato il risalto dovuto. Inoltre, conclusasi la guerra, la sua visione dell’indipendenza del settore bancario dal potere politico, purtroppo all’epoca gli causò anche una sorta di isolamento. Una delle caratteristiche più apprezzate del libro è lo stile di scrittura di Fubini, che mescola rigore giornalistico con il ritmo narrativo. La prosa è nitida e mai didascalica; l’autore evita tecnicismi inutili, scegliendo invece una costruzione che ricorda il grande reportage storico. Il testo è costruito con continui rimandi a documenti d’archivio, comprese le circa ottantamila pagine di carte raccolte da Introna stesso nel corso della vita professionale. Fubini, narrando la storia di Introna, offre senz’altro un monito all’epoca di narcisismo imperante in cui viviamo: la Storia è fatta anche, e talvolta soprattutto da persone, che non cercano il clamore e il plauso della gente, ma solo la coerenza ai propri valori e ideali.

Lascia un commento Annulla risposta

Exit mobile version