Il ritorno come motore di sviluppo, non come nostalgia. È questa la chiave con cui Flavio Albano e Antonio Prota rileggono uno dei temi più dibattuti degli ultimi anni: il rientro di talenti e competenze in Italia dopo esperienze di studio e lavoro all’estero. Una rilettura che prende forma nel volume La Tornanza, pubblicato nel maggio 2024, frutto di oltre due anni di ricerca e analisi. Non un libro-manifesto, ma un lavoro che nasce da solide basi accademiche e da una lunga osservazione dei processi di innovazione globale. «Venivamo dal mondo accademico e abbiamo sempre mantenuto un contatto con l’analisi territoriale», spiega Albano, ricordando gli studi sul marketing territoriale, sulla localizzazione delle startup e sulle «alpha cities», maturati anche attraverso periodi di ricerca tra New York, San Francisco e Dubai. Da qui l’intuizione: dare una lettura economica a un fenomeno spesso raccontato solo in chiave sociale o antropologica.
Esposizione culturale
La tesi centrale è: «L’esposizione ad altre culture genera innovazione e, di conseguenza, evoluzione economica». Per questo, chiarisce Albano, la tornanza «va ben oltre la retorica del tornare tutti a casa». Anzi, il messaggio è quasi opposto: «Andate fuori, conoscete il mondo, e poi portate a casa ciò che avete imparato». Una dinamica che trova riscontro nell’analisi di casi globali: da Netflix a Starbucks, da Nike a Instagram, fino a Olivetti, aziende nate o trasformate grazie ai viaggi e alle contaminazioni culturali dei loro fondatori. Dalla teoria, però, il progetto è presto passato alla pratica. Attraverso un lavoro di mappatura avviato sui social e sviluppato con video podcast e interviste, Albano e Prota hanno individuato oltre 200 casi reali di rientro in tutta Italia, dal Nord al Sud. «Non è un fenomeno che riguarda solo il Mezzogiorno e non è uno scontro tra restanza e tornanza», sottolinea Albano.
Visione futura
Il fenomeno, spiegano gli autori, dà il meglio di sé quando coinvolge persone che hanno raggiunto posizioni apicali o risultati significativi all’estero, capaci di attivare reti e attrarre investimenti. Sicilia, Puglia e Campania risultano oggi le regioni più dinamiche su questo fronte. Da qui nasce l’altra colonna del progetto: gli hub, spazi di coworking, aziende, comunità. «Chi è stato fuori ha imparato per forza a fare rete, e quando torna è la prima cosa che prova a fare», osserva Albano, sottolineando l’importanza del dialogo con chi non è mai partito, custode continuo del territorio. Accanto agli hub, gli autori conducono una fitta attività di eventi e divulgazione: forum nazionali, camp di impresa, mostre, spettacoli teatrali e un roadshow internazionale culminato a San Paolo. Un percorso che ha trovato un riconoscimento simbolico ma potente il 22 dicembre scorso, quando «tornanza» è entrata nella Treccani come neologismo del 2025, accendendo un ampio dibattito mediatico.
La prossima sfida
Lo sguardo, però, resta puntato avanti. L’ultima sfida è l’apertura di un hub a Monopoli, prevista per maggio, dedicato all’evoluzione del turismo. Un modello di ospitalità che mette in relazione residenti, ritornanti e turisti, visti come portatori di cultura e catalizzatori di scambio. Un’ulteriore declinazione della tornanza.