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Il sasso delle pulsioni e la luce, Mauro Covacich racconta il suo nuovo romanzo in Puglia

C’è una bambina che osserva il mondo degli adulti come se fosse un enigma da ricomporre. Intorno a lei gravitano desideri, fragilità, errori e tentativi di equilibrio. Si muove così Lina e il sasso, il nuovo romanzo di Mauro Covacich, appena pubblicato da La nave di Teseo. A partire da oggi lo scrittore triestino porterà…
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C’è una bambina che osserva il mondo degli adulti come se fosse un enigma da ricomporre. Intorno a lei gravitano desideri, fragilità, errori e tentativi di equilibrio. Si muove così Lina e il sasso, il nuovo romanzo di Mauro Covacich, appena pubblicato da La nave di Teseo.

A partire da oggi lo scrittore triestino porterà il libro in Puglia con un minitour che toccherà Andria, Bari, Locorotondo e Lecce, in una serie di incontri con il pubblico coordinati dall’associazione «Diffondiamo Idee di Valore» e inseriti nel circuito culturale di «Conversazioni sul futuro». Il primo appuntamento è fissato per stasera alle 19 alla Biblioteca diocesana San Tommaso d’Aquino di Andria, dove Covacich dialogherà con Gigi Brandonisio.

Domani, sempre alle 19, sarà all’Officina degli Esordi di Bari in conversazione con il giornalista Livio Costarella. Domenica 8 marzo alle 19 farà tappa a Locorotondo negli spazi dell’associazione «Il Tre Ruote Ebbro», intervistato da Maila Cavaliere. Il tour si concluderà lunedì 9 marzo alle 18.30 alla Libreria Liberrima di Lecce con la scrittrice Elisabetta Liguori.

Una bambina luminosa

Al centro del romanzo c’è Lina, nove anni, una bambina che vive nella periferia di Roma con la madre Elena dopo la separazione dal marito. Nella casa entra anche Max, il nuovo compagno della donna, uno scrittore in crisi che finisce per affezionarsi profondamente alla bambina. La accompagna a scuola, le racconta storie, osserva con tenerezza il suo modo di stare al mondo e cerca di proteggerla dalle ambiguità degli adulti. Accanto a loro si muove Carlotta, ex compagna di Max e giornalista di successo, che conduce una vita notturna fatta di incontri e trasgressioni. In questo fragile sistema di relazioni ogni gesto può trasformarsi in detonatore: Covacich costruisce una storia attraversata da tensioni invisibili, dove l’innocenza di Lina illumina le crepe della vita adulta.

Non è una bambina come le altre: «Lina è lievemente down, ha una forma di sindrome lieve – spiega l’autore – e questo produce alcuni problemi cognitivi e linguistici. Però se la cava benissimo. È una bambina molto luminosa, che sprigiona luce ed energia e nello stesso tempo è come se si caricasse sulle spalle il peso del mondo». Nel romanzo la bambina sembra assumere quasi spontaneamente una postura etica, come se sentisse il bisogno di rimettere ordine nella confusione degli adulti, di fare pulizia, come si capirà bene leggendo un passo del libro che non anticipiamo. L’intero romanzo si presterebbe benissimo ad una lettura di tipo psicoanalitico, freudiano in senso classico, per i simboli e i temi che vi ricorrono.

Una lettura etica e freudiana

Ma è forse la funzione morale di questo personaggio ad essere quella più interessante. «È una portatrice di grazia – ci ha confermato Covacich – una bambina che sente di dover far quadrare le cose. Non capisce bene il mondo che la circonda, non capisce nemmeno bene il ruolo di Max, che ai suoi occhi è una via di mezzo tra un aiutante e un amico».

Questa ambiguità diventa uno dei motori narrativi del libro: Lina osserva, prova a capire, avanza per tentativi. «Nessuno le ha insegnato a essere responsabile – spiega lo scrittore – ma è come se la nebulosità del mondo la spingesse a prendersene cura». Una responsabilità quasi innata che convive con un’energia vitale ancora confusa e goffa. «Dentro di lei – dice Covacich – convivono due elementi: una vitalità scomposta ma profondissima e, dall’altra parte, un senso quasi innato di responsabilità verso il mondo».

Il titolo del romanzo rimanda alla celebre favola della “zuppa di sasso”, ma nel libro il sasso assume un significato simbolico più complesso. «Il sasso è qualcosa che non cuoce, che non si consuma – spiega Covacich – ed è l’istinto del lupo nella favola. Nella metafora del libro diventa l’energia pulsionale che abbiamo dentro di noi, una spinta vitale che cerchiamo di controllare con la razionalità ma che continua a scalpitare». È, in altre parole, ciò che nella psicoanalisi freudiana corrisponderebbe all’Es: «Una carica istintiva che ci porta fuori dalle regole e ci spinge a commettere errori che non vorremmo commettere».

Tutti i personaggi del romanzo sono attraversati da questa tensione. «Sono personaggi difettosi, imperfetti – osserva l’autore – come tutti noi. Hanno una parte razionale di controllo e poi una parte che li trascina in altre direzioni. Ma è anche la parte più vitale, quella di cui non si può fare a meno». In questo equilibrio instabile tra desiderio e responsabilità si muove la storia, con Lina come centro capace di illuminare – e talvolta di mettere in crisi – il mondo degli adulti.

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