Giorgia Faraone, pallavolista galatinese classe 1994, dopo aver militato nelle serie maggiori in Italia e Francia, sbarca negli Stati Uniti, nella League One Volleyball. Sarà il libero di San Francisco Signal, in un campionato nato da poco, ma che sta attirando le migliori giocatrici americane e di tutto il mondo.
Negli Stati Uniti, c’è un sistema diverso rispetto a quello europeo. La Lega annuncia prima le giocatrici e poi le squadre. Com’è andata?
«Quando ho saputo quale sarebbe stata la mia destinazione è stata una bellissima sorpresa, sapere di avere la possibilità di costruire l’identità di una squadra dal giorno 0 è un grande privilegio. È una sfida che mi affascina molto e che capita poche volte. Sono molto felice anche di lavorare con l’allenatore Alfee Reft, che è stato un libero oltre che un giocatore e un componente dello staff della nazionale americana. Confrontarmi ogni giorno con una persona che conosce così bene il mio ruolo sarà un’opportunità di crescita enorme».
È stata una chiamata a sorpresa o la seguivano da molto?
«C’era già stato un primo contatto con la lega americana la scorsa estate, tramite Stefano, il mio procuratore. Alla fine la trattativa non si è concretizzata, ma dentro di me era già nata la curiosità verso questa esperienza perché, sentivo il desiderio di confrontarmi con una realtà diversa. Quando la proposta è tornata quest’anno, accettare è stato abbastanza naturale».
Come si è preparata?
«Mi sono preparata soprattutto mentalmente, cercando di arrivare aperta a un contesto nuovo, con grande voglia di mettermi in gioco e di vivere tutto quello che questa esperienza potrà insegnarmi, dentro e fuori dal campo».
Che esperienza si aspetta? E quali differenze rispetto al campionato italiano?
«Mi aspetto una squadra molto competitiva e un campionato di altissimo livello. Penso che la Serie A1 rimanga uno dei campionati di riferimento a livello mondiale per tradizione e qualità tecnica. La Lovb ha dimostrato di avere un livello tecnico molto alto e continuerà a crescere. Mi aspetto un ambiente internazionale, tante campionesse, anche olimpiche, un modo nuovo di vivere la pallavolo e un approccio allo sport molto orientato allo spettacolo e al coinvolgimento dei fan. Forse la differenza più grande rispetto all’Italia e all’Europa è il modo in cui negli Stati Uniti riescono a dare la stessa importanza sia alla qualità del gioco in campo sia a tutto ciò che ruota attorno all’evento sportivo».
Come pensa possa cambiare la sua carriera con questa esperienza?
«Credo che un’esperienza come questa possa rappresentare un passaggio molto importante per la mia crescita, sia come atleta che come persona. Mi metto alla prova davvero, confrontandomi con un ambiente nuovo, con culture diverse e con un diverso modo di vivere lo sport possa aiutarmi ad arricchirmi sotto tanti aspetti. Voglio continuare a crescere e confrontarmi quotidianamente con giocatrici di altissimo livello. Spero di vivere un’esperienza intensa e formativa, diversa da tutte quelle che ho fatto finora».
