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Veglie, insulti sessisti sui social contro la sindaca: De Bartolomeo sporge denuncia

Dopo gli insulti di natura sessista apparsi sulla Facebook Sei di Veglie se, la sindaca Mariarosaria De Bartolomeo ha sporto ufficialmente denuncia. Secondo quanto riferito dalla stessa prima cittadina, un utente anonimo ha pubblicato un post chiedendo: «Negli altri paesi stanno organizzando sfilate di carri e feste in piazza e qui..?». Sotto quel post, un…
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Dopo gli insulti di natura sessista apparsi sulla Facebook Sei di Veglie se, la sindaca Mariarosaria De Bartolomeo ha sporto ufficialmente denuncia. Secondo quanto riferito dalla stessa prima cittadina, un utente anonimo ha pubblicato un post chiedendo: «Negli altri paesi stanno organizzando sfilate di carri e feste in piazza e qui..?». Sotto quel post, un utente nascosto dietro il nome RadiantFalcon177 ha commentato che «la sfilata la fa la sindaca dentro Veglie che cammina sculettando ben vestita con minigonna».

«Parole dal contenuto denigratorio e sessista – continua De Bartolomeo – che nulla hanno a che vedere con la satira o con il legittimo confronto politico, ma rappresentano un attacco diretto non solo all’istituzione, bensì alla donna e alla persona. Numerose sono state le attestazioni di solidarietà ricevute, sia pubblicamente sia in forma privata», evidenzia. «È seguito un momento di riflessione e di interrogativi su quale fosse l’approccio più corretto da adottare, oltre al naturale sentimento di delusione e al malessere psicologico provato. La vicinanza dimostrata da cittadini e cittadine ha rafforzato la convinzione che non basti predicare il rispetto, ma sia necessario testimoniarlo concretamente, educando a una cultura della dignità e contrastando ogni forma di violenza verbale, sia essa esplicita o implicita».

La decisione di sporgere denuncia, ha argomentato la sindaca, «non è stata presa a cuor leggero. Al contrario, è maturata nella consapevolezza che rappresentasse un atto doveroso, non tanto sul piano personale ma a tutela di tutte le donne che subiscono violenza fisica, psicologica e verbale; delle donne di oggi e, soprattutto, delle generazioni future, alle quali è necessario offrire esempi concreti di fermezza e responsabilità». La «diffamazione e il sessismo», spiega «vengono indicati come una pericolosa deriva dei rapporti interpersonali: espressioni di cattiveria gratuita, superficialità e leggerezza con cui si feriscono le persone, senza considerare le gravi ripercussioni che tali comportamenti possono avere sulla vita quotidiana, sulla psiche e sulla salute di chi li subisce».

«Non può essere accettato che l’odio diventi normalità, che l’offesa venga scambiata per opinione o che la denigrazione si trasformi in linguaggio ordinario del dibattito pubblico. Che dietro un profilo anonimo o falso si nasconda un uomo o una donna – afferma De Bartolomeo – poco importa: la violenza, in ogni sua forma, deve essere condannata e fermata. L’auspicio è che l’episodio possa aprire una riflessione seria e un confronto costruttivo sulla gravità delle conseguenze che l’odio sui social può avere nella vita di chi lo subisce. Il rispetto non è un’opzione. È il fondamento della convivenza civile», conclude De Bartolomeo.

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