Truffa aggravata ai danni dello Stato, autoriciclaggio e illecito amministrativo degli enti dipendente da reato. Sono le accuse a carico di due imprenditori e un commercialista – e di due società – indagate perché avrebbero percepito indebitamente contributi pubblici per riqualificare una masseria e farci un albergo a quattro stelle nel Salento, finanziando il 50% dell’intervento con contributi regionali.
I tre indagati sono l’imprenditore edile barese Vittorio Andidero, l’imprenditore salentino Giancarlo Lucrezio e il commercialista leccese Marco De Marco. Andidero è accusato anche di autoriciclaggio. Per i tra indagati il pm Lanfranco Marazia della Procura di Bari ha chiesto i domiciliari.
Ai tre è stato notificato l’invito a presentarsi per sottoporsi a interrogatorio preventivo, fissato per lunedì 14 aprile.
Al termine dell’interrogatorio è possibile che vengano disposte misure cautelari.
Nell’inchiesta sono coinvolte la Modoni Building di Andidero e la Sigma di Lucrezio. L’inchiesta riguarda i presunti “artifici e raggiri” nell’ambito di della riqualificazione e il recupero di una masseria del Salento per la realizzazione di un albergo a 4 stelle, finanziato per il 50% con il contributo erogati dalla Regione nell’ambito dei programmi integrati di agevolazione Pia turismo.
Il sequestro da 1,1 milioni di euro
I finanzieri di Bari hanno sequestrato 1,1 milioni di euro nei confronti di una società e di uno degli imprenditori, mentre nei confronti dei tre indagati è stato notificato l’invito a presentarsi per sottoporsi a interrogatorio preventivo davanti al gip di Bari.
Le indagini
Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, l’imprenditore beneficiario delle agevolazioni avrebbe prodotto diverse dichiarazioni sostitutive “attestanti circostanze non rispondenti al vero”, in modo da provare l’effettuazione di lavori mai realizzati per 1,4 milioni (in modo da incassare 1,1 milioni come contribuito pubblico); i pagamenti di lavori mai avvenuti, producendo copie di assegni bancari mai incassati e l’ultimazione dei lavori per oltre il 97%.
L’altro imprenditore, amministratore della ditta appaltatrice, avrebbe invece simulato l’avvenuto pagamento delle fatture relative ai lavori di riqualificazione e prodotto e consegnato documentazione bancaria “non genuina” usata per attestare lavori mai svolti.
Il commercialista, invece, avrebbe fatto in modo che la società appaltatrice dei lavori ottenesse un finanziamento bancario di 250mila euro, usato per simulare pagamenti di interventi per 1,4 milioni.
Nel corso delle operazioni di oggi, è stato anche notificato l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di sei persone (quattro imprenditori e due consulenti) indagate per bancarotta fraudolenta di quattro imprese, componenti un gruppo societario barese operante nel settore immobiliare (tra cui anche quella che ha beneficiato del contributo regionale), tutte ammesse a concordato preventivo di gruppo dal tribunale civile di Bari.