Dall’ombra del narcotraffico internazionale fino al sangue dei regolamenti di conti: l’inchiesta “Core”, condotta dalla Dda di Lecce, giunge alle battute finali. La pubblica ministera Giovanna Cannarile ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per 44 persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, tentato omicidio, detenzione di armi da guerra e incendio.
L’indagine, che lo scorso 26 maggio aveva già portato a 30 arresti, ha smantellato una pericolosa frangia della Sacra Corona Unita radicata nel Nord Salento, tra Squinzano, Trepuzzi, Campi Salentina e Torchiarolo. Il clan traeva la propria forza dalla storica “fama” criminale della famiglia Guadadiello. Al vertice del sodalizio si sarebbe trovato Luigi Guadadiello, capace di gestire gli affari anche dal carcere fino al 13 giugno 2023, giorno della sua uccisione. Dopo l’omicidio, le redini del gruppo e la gestione delle rotte della droga sarebbero passate al fratello Antonio, detto Roberto.
Tra i faldoni della Procura spicca il plateale tentato omicidio di Roberto Napoletano, avvenuto a Squinzano il 28 dicembre 2022. Un agguato a colpi di Kalashnikov AK47 presso un distributore di carburanti, consumato davanti alla moglie e ai due figli piccoli della vittima, salvatasi per miracolo. Oltre alle armi da guerra, il motore del clan era il narcotraffico di cocaina (anche nella variante “rosa”), hashish e marijuana, con tanto di basi logistiche e un “fondo cassa” per il sostentamento dei detenuti
