Da Lutsk a Odessa passando per Kharkiv e Kiev. I bombardamenti russi – cominciati all’alba di ieri – hanno coinvolto tutto il Paese ucraino con Putin che ha annunciato l’avvio delle operazioni militari «a protezione del Donbass», minacciando coloro i quali avessero intenzione di intervenire. Il presidente russo non gradisce interferenze ma la preoccupazione nelle grandi città ucraine è tanta. Come nel caso di Rocco Pindinello, 64enne originario di Racale, nel leccese, ma emigrato in Ucraina circa venti anni fa e oggi proprietario di due ristoranti a Černivci, nella parte occidentale del Paese e quasi al confine con la Romania. Pindinello vive e lavora nella parte meno esposta agli attacchi russi e in una porzione di territorio priva di infrastrutture militari (quelle prese di mira da Putin). Ma resta l’angoscia abitando a circa cento chilometri da Ivano-Frankivs’k, altra città sotto attacco, sede di basi militari, un aeroporto internazionale e altre infrastrutture sociali ed economiche.
Rocco, come è stato il suo risveglio e qual è la situazione che state vivendo in queste ore?
«Per ora c’è lo spavento delle persone che si sono fatte prendere dal panico, guardano costantemente la televisione con le reti televisive ucraine che mandando in onda scene di guerra e di bombardamenti delle altre città. C’è una fuga verso le campagne, verso i beni di prima necessità con supermercati presi d’assalto per acqua e viveri, oltre al rifornimento di benzina. Infatti, le pompe hanno terminato il carburante. Noi siamo in attesa di capirne di più, è una strana guerra che si segue dalle tv e dai telefonini».
Lei è titolare di due ristoranti. Ha già trovato supermercati con scaffali vuoti, rincari dei prodotti o cambiamenti importanti?
«È aumentata la valuta estera, l’euro e il dollaro. Quindi tutti i beni che vengono da fuori hanno subìto un rincaro importante. Io compro il parmigiano, il prosciutto, i salami, la pasta dall’Italia e di colpo dovrò subire degli aumenti, come tanta altra gente qui. Alcuni prodotti cominciano a scarseggiare; i trasporti sono bloccati e per il momento non ci resta che adeguarci alla situazione».
Lo scontro la preoccupa? Cos’ha intenzione di fare, rimanere lì o ritornare in Italia?
«Io ho intenzione di rimanere ed aiutare il popolo ucraino, ciò che posso fare pur di aiutarlo, lo farò perché mi hanno ospitato e mi hanno rispettato. Io qui ci vivo, ho una famiglia e quindi sono pronto a fare qualsiasi cosa per questo popolo, per difendere l’Ucraina e per difendere l’Europa».
Come si sta interfacciando il governo ucraino con la cittadinanza e qual è la comunicazione che le istituzioni stanno adottando?
«Il presidente Zelens’kyj ha fatto già la terza, quarta dichiarazione ed è continuamente in televisione. Da oggi (ieri, ndr) è in vigore la legge marziale, le frontiere sono parzialmente chiuse per gli ucraini, non li fanno uscire, e quindi c’è un richiamo al patriottismo per difendere questa terra che non è in guerra perché questa è un’aggressione: l’Ucraina non ha mai dichiarato guerra a nessuno ma è stata invasa dalla Russia, semplicemente».