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Il paziente salentino e la Tac che non si riesce a prenotare, dal Cup: «Le agende sono bloccate»

La denuncia di Mino Mazzeo che da settimane tenta di ottenere un esame: «Non chiedo un favore, ma l’esercizio di un diritto»

Il paziente salentino e la Tac che non si riesce a prenotare, dal Cup: «Le agende sono bloccate»

C’è una frase che Mino Mazzeo, 75 anni, paziente cardiologico, si sente ripetere ogni volta che si presenta al CUP: «Non c’è disponibilità, le agende sono bloccate». Una risposta che, dopo settimane di tentativi, ha trasformato la ricerca di una TAC toraco-addominale-aortica in una vera e propria battaglia contro la burocrazia sanitaria.

Mazzeo non contesta soltanto i tempi di attesa. Il punto, sostiene, è un altro: l’impossibilità stessa di ottenere una prenotazione. Una differenza non di poco conto, soprattutto quando la prestazione diagnostica è ritenuta necessaria per il monitoraggio di una condizione cardiologica e vascolare.

La vicenda affonda le sue radici nei mesi scorsi. Un primo appuntamento era stato fissato per giugno, in una struttura distante decine di chilometri. Quel giorno, però, il 75enne non riuscì a presentarsi a causa di un malore. Non avendo provveduto alla disdetta, riferisce di essere stato successivamente sanzionato con un importo equivalente al ticket. «Quella vicenda è chiusa – chiarisce Mazzeo – e non può essere utilizzata per raccontare ciò che è accaduto dopo».

Il problema, infatti, secondo il suo racconto, si sarebbe ripresentato con una nuova richiesta, una volta trascorsi giugno e luglio. Da agosto il paziente si è rivolto più volte agli sportelli del CUP per cercare di fissare l’esame. La risposta, però, sarebbe rimasta invariata: nessun posto disponibile. È proprio su questo passaggio che Mazzeo contesta la ricostruzione fornita dall’Azienda sanitaria. A suo giudizio, sostenere semplicemente che il paziente «non si è presentato» al precedente appuntamento restituisce soltanto una parte della storia. «È vero – spiega – non mi sono presentato a giugno e per questo sono stato sanzionato. Ma quella è una questione conclusa. Successivamente ho presentato una nuova richiesta e mi sono recato svariate volte al CUP. Non mi è stata proposta una data: mi è stato detto che non c’era disponibilità».

Una distinzione che, per il 75enne, diventa sostanziale: non una lista d’attesa alla quale accodarsi, ma un’agenda nella quale, almeno in quel momento, non sarebbe stato possibile inserire la prestazione. La denuncia di Mazzeo si inserisce in un problema che da anni attraversa la sanità italiana: tempi troppo lunghi, difficoltà di accesso alla diagnostica, pazienti costretti a ripetere telefonate e accessi agli sportelli, fino al rischio di rinunciare alle cure o di rivolgersi al privato.

Ma per il diretto interessato la questione assume un peso ancora maggiore. «Se devo cercare una soluzione alternativa – è la sua posizione – devo essere io a decidere come curarmi. Non può essere il sistema, attraverso l’assenza di appuntamenti, a costringermi a farlo». Mazzeo richiama quindi il principio costituzionale della tutela della salute e chiede che la sua situazione venga affrontata senza ulteriori rinvii. Non vuole, precisa, un trattamento di favore, ma «il riconoscimento di un diritto». E proprio ieri è arrivato un piccolo spiraglio.

Presentatosi ancora una volta al CUP, il paziente ha ricevuto la medesima risposta sulla mancanza di disponibilità. L’operatore allo sportello, tuttavia, gli ha comunicato che avrebbe trasmesso la richiesta al tutor. Ora Mazzeo attende un riscontro concreto. La richiesta è precisa: un inserimento straordinario dell’esame in agenda, con la massima priorità consentita dalle procedure, considerata la situazione clinica e l’assenza, lamentata dal paziente, di una concreta possibilità di prenotazione.

La sua protesta non è soltanto personale. «Come me – sottolinea – sono tanti i cittadini che affrontano mesi o anni per una visita o un esame. Alla fine prevalgono la rabbia e la rassegnazione». Ed è proprio qui che la vicenda di un singolo paziente diventa lo specchio di un problema più ampio. Perché dietro una casella vuota sul calendario del CUP c’è una persona che aspetta una risposta, non semplicemente una data. E quando quella casella resta vuota per troppo tempo, il confine tra attesa e mancato accesso alle cure diventa, per il cittadino, sempre più difficile da comprendere.

Mazzeo, intanto, attende. E avverte che, in assenza di una soluzione e di un riscontro certo da parte della Direzione sanitaria e dell’Azienda, potrebbe valutare di rivolgersi alle autorità competenti. «Vorrei evitare qualsiasi situazione incresciosa – conclude – ma non posso accettare che il problema venga risolto semplicemente dicendo che non ci sono posti. Non chiedo un favore. Chiedo che mi venga consentito di accedere a una prestazione sanitaria di cui ho bisogno».