Un nuovo progetto destinato a diffondere la conoscenza della storia preromana in quella parte di Salento denominata «de Finibus Terrae», crocevia di popoli e culture e porta naturale d’Italia fin dalla protostoria. A Patù dal 31 agosto riparte la campagna di scavi archeologici nell’antica città messapica di Vereto, uno dei centri più importanti dell’estremo sud della Puglia antica. In particolare, la seconda parte della missione denominata “DiscoVereto”, si allarga all’approdo di Torre San Gregorio, l’antico porto di Vereto.
Le attività sono condotte dall’Università degli studi di Napoli «L’Orientale», sotto la direzione scientifica di Valentino Nizzo, in regime di concessione del ministero della Cultura e con la supervisione della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto. La campagna si svolge nell’ambito del progetto del Comune di Patù denominato «La costa ionica tra Greci e indigeni: Torre San Gregorio, approdo di Vereto», finanziato dalla Regione Puglia con risorse nazionali per la coesione nell’ambito del bando «Smart-In – Valorizzazione dei luoghi della cultura».
La storia
L’antica Vereto occupava una posizione strategica nel Mediterraneo antico. Il centro messapico si estendeva originariamente per oltre 40 ettari ed era protetto da una poderosa cinta muraria. Il suo controllo su due approdi fondamentali, Leuca e San Gregorio, ne faceva uno snodo cruciale per le rotte marittime tra Adriatico, Ionio e Tirreno. La campagna di scavo rientra nel più ampio progetto «Leucantica», ideato da Valentino Nizzo insieme all’archeologa Daniela Ventrelli di Puglia Culture. Il programma combina archeologia tradizionale, tecnologie digitali e valorizzazione del patrimonio culturale.
Prosegue inoltre il percorso di archeologia partecipata, con il coinvolgimento della comunità nella tutela e valorizzazione del territorio attraverso avarie attività e conferenze pubbliche sui progressi degli scavi. La campagna di scavo è accompagnata dalla messa in sicurezza delle strutture individuate nelle precedenti attività di ricerca, con la sicurezza e una maggiore accessibilità dell’area archeologica.
