È stato arrestato l’ex sindaco di Neviano, Antonio Megha, condannato con sentenza definitiva a nove anni, otto mesi e 18 giorni di reclusione per scambio elettorale politico-mafioso. La Cassazione aveva apposto il sigillo sulla vicenda l’11 marzo, mentre l’ordine di carcerazione, eseguito giovedì scorso dai carabinieri della stazione di Neviano, è stato emesso il 31 marzo dalla Procura Generale della Repubblica. Il provvedimento rappresenta l’epilogo dell’operazione «Insidia», condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Lecce tra il 2019 e il 2021 nei comuni di Galatina, Aradeo, Neviano, Cutrofiano e Corigliano d’Otranto, che portò all’arresto di 15 persone e allo smantellamento di un’associazione mafiosa riconducibile allo storico clan Coluccia, attivo in usura, estorsioni, traffico di droga, armi e violenze.
Il processo
Le elezioni amministrative del settembre 2020 si conclusero con l’elezione di Megha a consigliere comunale e la successiva nomina ad assessore alla Cultura. Il processo ha appurato che l’ex sindaco ricevette un pacchetto di voti, circa 50, ritenuti determinanti per la sua elezione. In cambio promise circa 3mila euro e favori personali, tra cui la disponibilità dell’apparato politico-amministrativo e un posto di lavoro al figlio di Michele Coluccia in un’impresa impegnata nella raccolta dei rifiuti. Megha, di professione avvocato, inoltre, come emerso dalle intercettazioni dei carabinieri, si era offerto di rappresentare gli interessi del clan anche in Calabria, dove aveva uno studio legale.
Lo scioglimento
Il 5 agosto 2022, il Comune di Neviano è stato sciolto per infiltrazioni mafiose in seguito all’operazione «Insidia». Nell’aprile 2024, quasi due anni dopo lo scioglimento, l’ente si dotava per la prima volta di un unico strumento di pianificazione che poneva importanti regole nel commercio, considerato nella sua interezza, dalle piccole attività alle medie strutture. Una decisione di assoluto rilievo perché, nel decreto con cui si disponevano scioglimento del Consiglio comunale e nomina di una commissione straordinaria, c’era un chiaro riferimento a «irregolarità e omessi controlli nella verifica dei requisiti di legge» circa il «rilascio di alcune licenze per esercizi commerciali, attività di fatto controllate o gestite da esponenti controindicati o legati alle locali consorterie mafiose». L’arresto di Megha segna la conclusione definitiva di una vicenda che ha evidenziato un pericoloso intreccio tra criminalità organizzata e mafia.