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Novoli, operaio morì precipitando nel vuoto: il datore di lavoro condannato a tre anni e mezzo

Stefano Vetrugno perse la vita nel 2018, a 32 anni, cadendo dal lastrico solare di un ristorante. Il pm aveva chiesto l’assoluzione dell’imprenditore

Novoli, operaio morì precipitando nel vuoto: il datore di lavoro condannato a tre anni e mezzo
L’ingresso del ristorante dove avvenne l’incidente sul lavoro mortale

Tre anni e sei mesi di reclusione per la morte di Stefano Vetrugno, l’operaio di 32 anni di Carmiano che perse la vita mentre lavorava in un ristorante di Novoli. È la condanna inflitta dal tribunale di Lecce a Mario Damiano Pati, 52 anni, datore di lavoro della vittima e legale rappresentante della società Itap. Una sentenza arrivata dopo oltre otto anni e che individua un solo responsabile dell’incidente mortale.

La vicenda

I fatti risalgono al 18 giugno 2018. Vetrugno si trovava sul lastricato solare del ristorante Villa Marchesi, impegnato nella pulizia di una balaustra. Durante le operazioni, quattro colonnine della struttura cedettero, provocando la caduta dell’operaio da un’altezza di circa cinque metri. Un impatto violentissimo che non gli lasciò scampo. Al termine di una lunga istruttoria, la giudice Elena Coppola ha riconosciuto la responsabilità penale di Pati per omicidio colposo, nonostante il pubblico ministero Alberto Santacatterina ne avesse chiesto l’assoluzione. Prosciolti invece, con formula piena perché il fatto non sussiste, gli altri due imputati: Dario Montanaro, presidente della cooperativa che nel 2009 aveva costruito l’immobile, e Carlo Leaci, direttore dei lavori. Entrambi erano finiti a processo insieme al datore di lavoro. La sentenza dispone anche un primo risarcimento di 120mila euro, immediatamente esecutivo, in favore del padre e dei due fratelli della vittima, costituitisi parte civile con le avvocate Francesca Conte e Denise Berio. Il restante danno sarà quantificato in sede civile.

Il commento

«La sicurezza sul lavoro non è un costo aziendale, è un diritto inviolabile di ogni persona e non può essere mai negoziabile». «È una decisione che restituisce dignità alla memoria del povero Stefano Vetrugno. Non si può morire di lavoro», commentano le avvocate di parte civile, Francesca Conte e Denise Berio. La vicenda giudiziaria, tuttavia, potrebbe non essere conclusa. Entro 90 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza. I difensori del condannato, gli avvocati Giuseppe Romano e Francesco Vergine, valuteranno quindi la possibilità di presentare ricorso in appello.