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Un business che va governato – L’EDITORIALE

Un business che va governato – L’EDITORIALE
Rifiuti abbandonati nelle campagne di Molfetta

A Molfetta, secondo la Procura di Trani, c’era chi raccoglieva rifiuti, recuperava i materiali da rivendere e bruciava il resto. Ventinove indagati e una società coinvolta. Il giorno prima una discarica abusiva era stata scoperta a Nardò. Qualche giorno fa a Bari. Prima ancora in Salento e a Bisceglie. E poi il Tavoliere e l’Alta Murgia, con l’operazione Erebus.

Non sono episodi isolati. È un problema che attraversa tutta la Puglia. E che ha una spiegazione economica: i rifiuti sono un affare. Lo sono quando vengono gestiti legalmente, attraverso impianti, appalti e servizi. Lo diventano ancora di più quando a occuparsene è la criminalità, che abbatte i costi scaricandoli sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.

Il punto, allora, è capire perché abbiamo lasciato che un servizio pubblico essenziale diventasse soprattutto un terreno di affari.

Il pubblico dovrebbe tornare ad avere un ruolo centrale nella gestione dei rifiuti. Non soltanto controllare o affidare servizi, ma programmare, realizzare gli impianti necessari e chiudere il ciclo, assumendosene la responsabilità.

Questo non significa che la gestione pubblica sia automaticamente migliore. Significa che un servizio essenziale, con conseguenze così pesanti sulla salute e sul territorio, non può essere governato soltanto dalla convenienza economica.

Le inchieste sono indispensabili. Ma arrivano quando il danno, spesso, è già stato fatto.

Quanto ancora vogliamo aspettare per riprenderci il controllo dei nostri rifiuti?