Home » Lecce » Alessano, Michela Santoro: «La libreria come uno strumento per far crescere il territorio e la comunità» – L’INTERVISTA

Alessano, Michela Santoro: «La libreria come uno strumento per far crescere il territorio e la comunità» – L’INTERVISTA

Dalla scelta di lasciare Pisa per tornare nel Salento fino alla nascita del festival “Armonia. Narrazioni in Terra d’Otranto”, la libraia si racconta

Alessano, Michela Santoro: «La libreria come uno strumento per far crescere il territorio e la comunità» – L’INTERVISTA

Ha fatto di una libreria indipendente in un piccolo centro del Capo di Leuca uno dei più riconosciuti presìdi culturali del Mezzogiorno. Michela Santoro, fondatrice della Libreria Idrusa di Alessano, è stata recentemente insignita del premio nazionale «Straordinaria» dell’Associazione Librai Italiani, riconoscimento che valorizza il ruolo sociale e culturale delle librerie indipendenti. Dalla scelta di lasciare Pisa per tornare nel Salento fino alla nascita del festival «Armonia. Narrazioni in Terra d’Otranto», racconta il percorso che ha dato vita a un’esperienza diventata un punto di riferimento per lettori, scuole e associazioni.

Dopo gli studi a Pisa e le esperienze nel mondo universitario e cinematografico, che cosa l’ha spinta a tornare nel Salento e ad aprire una libreria ad Alessano?

«Può sembrare strano, ma fu una decisione presa all’improvviso. Non meditavo di tornare, avevo appena finito gli studi, avevo una collaborazione con un progetto di ricerca all’università. Sentii all’improvviso come una malinconia fortissima, un magone, un’urgenza di tornare, come fosse l’ultima occasione prima di radicarmi completamente altrove. Credo fosse un richiamo sentimentale, ma era la prima volta che lo provavo. E così impacchettai tutto e tornai senza un progetto preciso».

Quando ha fondato «Idrusa», nel 2004, quale idea aveva del mestiere di libraia e quanto quella visione è cambiata in oltre vent’anni di attività?

«Ho studiato lettere, ho sempre amato i libri e la letteratura e come tanti sento fortissima la fascinazione dei luoghi del sapere, i musei, le biblioteche, le librerie. Soprattutto ne amo le atmosfere, quel silenzio che ti fa stare bene, l’esperienza sensoriale che si vive abitandoli. Ma non era a questo tipo di luogo che pensavo quando immaginavo la mia libreria, non un tempio, ma uno spazio brulicante di persone, aperto a incontri, riunioni, laboratori, a disposizione delle associazioni, dove certo ritrovarsi intorno ai libri, ma anche cercare di discutere del nostro tempo, dei problemi da risolvere, e di come fare crescere il territorio e la comunità. Insomma, sapevo che non sarei stata una libraia tradizionale, per me la libreria non è un fine ma un mezzo per fare impresa culturale sul territorio, con una forte vocazione sociale».

Aprire una libreria indipendente in un piccolo centro del Capo di Leuca significava anche confrontarsi con difficoltà economiche e bassi indici di lettura. Quali sono stati gli ostacoli più duri e che cosa le ha permesso di superarli?

«Conoscevo molto bene i problemi del territorio, anche quell’atavica vocazione al fatalismo, la scarsa inclinazione a credere nei propri figli. Soprattutto in chi cerca di farsi avanti con le proprie forze. Allora, parlo ormai di vent’anni fa, questa mentalità ha tagliato le gambe a molti della mia generazione che hanno tentato di avviare qualcosa di nuovo, un cambiamento. Per esempio, all’inizio in libreria non entrava nessuno, nemmeno per curiosità, c’era diffidenza, l’idea che sarebbe durata poco. Ma io ho tenuto duro e ho cercato di fare un lavoro di semina, cercando di portare i libri e gli incontri nei luoghi della quotidianità, avvicinando i più piccoli e le famiglie con letture ad alta voce, perché la gente potesse incuriosirsi e convincersi a varcare la soglia della libreria. E con molta pazienza e ostinazione, questo poi è accaduto».

«Idrusa» è diventata molto più di un punto vendita: ospita incontri, laboratori, gruppi di lettura e iniziative con le scuole. In che modo una libreria può contribuire a costruire una comunità?

«Ho sempre pensato che la lettura, i libri, non siano solo delle esperienze individuali, che danno benessere e crescita personali. Per me è fondamentale l’idea di condivisione, di creare connessioni, legami, relazioni tra le persone attraverso la letteratura, la cultura, la bellezza. Vale per l’arte in generale, ovviamente. La libreria può fare questo, rinsaldare i legami e i valori che tengono insieme una comunità».

In ventidue anni ha incontrato migliaia di lettori, molti dei quali bambini e ragazzi. Come sta cambiando il rapporto con il libro nelle nuove generazioni?

«L’esposizione dei giovanissimi al digitale è un problema molto serio, lo vediamo ogni giorno, sta creando mutamenti antropologici, sociologici e psichici di cui ancora non capiamo bene la portata. Ma è anche vero che il settore editoriale che cresce sempre di più è proprio quello dei bambini e dei ragazzi. Dunque è un quadro complesso, con una maggiore facilità di accesso alle informazioni e al sapere in generale, che non passa più solo attraverso i libri di carta. Quando ero piccola nei libri trovavo tutto ciò che non conoscevo, ora i ragazzi hanno mezzi più potenti e illimitati».

Dal suo lavoro è nato anche il festival «Armonia. Narrazioni in Terra d’Otranto». Quale esigenza culturale ha dato origine al progetto e quale rapporto ha costruito, negli anni, tra gli scrittori e questo territorio?

«Il festival nasce nel 2015, da un’idea di Mario Desiati. Già organizzavamo iniziative culturali insieme, ma ad un certo punto abbiamo sentito l’esigenza di crescere, di creare un momento per celebrare la letteratura e offrire ai lettori occasioni di incontri con le voci più significative del panorama letterario nazionale e internazionale e di farlo proprio qui, nel Capo di Leuca, in un territorio estremo e lontano dai tradizionali centri culturali».

Il premio «Straordinaria» ha riconosciuto il valore sociale e culturale della sua esperienza. Guardando oggi alla ragazza che decise di aprire «Idrusa», in che cosa si riconosce ancora e che cosa, invece, non avrebbe mai immaginato di diventare?

«Sono sincera, mi stupisce la tenacia, l’ostinazione e la voglia di riscatto che mi bruciava dentro. Avevo sofferto molto durante l’infanzia e la giovinezza per il maschilismo e la mentalità patriarcale che ancora schiacciava le donne. Ero rabbiosa, ora non lo sono più. Non ho più bisogno di dimostrare il mio valore. “Idrusa” mi ha ispirato molto. Devo tutto a lei».