«Io non c’entro nulla, quella pagina l’ha creata mio marito». Si è difesa così, professandosi estranea ai fatti, la 52enne interrogata oggi per ore negli uffici della Questura di Lecce nell’ambito dell’inchiesta sul gruppo Facebook “Mia Moglie”, la pagina sessista chiusa da Meta ad agosto scorso dopo una valanga di denunce.
La donna è indagata dalla Procura di Roma (che coordina l’indagine della Polizia Postale) per diffamazione aggravata e diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti. Con lei è finito nel registro degli indagati anche un 24enne, ex compagno di sua figlia. Secondo l’accusa, gestivano un “mercato” di foto rubate, ritraenti donne comuni e personaggi pubblici, date in pasto agli utenti del web tra insulti e commenti osceni.
Assistita dall’avvocato Salvatore Rondine, la donna ha risposto a tutte le domande, scaricando però la responsabilità della creazione del gruppo sul marito 70enne, deceduto nel marzo 2025, pochi mesi prima che scoppiasse lo scandalo. «La signora è fortemente scossa e si professa estranea alle accuse», ha dichiarato il legale. Tuttavia, durante il confronto, gli investigatori le avrebbero mostrato diverse immagini pubblicate sul gruppo e trovate proprio nella memoria del suo cellulare. Un dettaglio inquietante emerso dalla difesa è che alcune di queste foto ritrarrebbero la stessa indagata.
Gli inquirenti sono risaliti ai due sospettati tracciando le utenze telefoniche utilizzate per registrare la pagina social. Nei giorni scorsi è scattato il sequestro di tutti i dispositivi informatici (telefoni, computer, hard-disk, videocamere) nella disponibilità della 52enne e del 24enne. Ora la parola passa ai tecnici informatici: l’analisi delle chat e della corrispondenza telematica dovrà chiarire chi alimentasse davvero quel flusso di materiale illecito dopo la morte del 70enne.










