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Lecce, Msi tatuato sulla pelle: “operazione nostalgia” per la sindaca Adriana Poli Bortone

Un gesto destinato a segnare non solo la pelle, ma anche il dibattito politico salentino. Adriana Poli Bortone, sindaca di Lecce, ha scelto il palco del Lecce Tattoo Fest per incidere sul polso l’acronimo Msi.

Un richiamo esplicito al Movimento Sociale Italiano che ha scatenato reazioni immediate, dividendo l’opinione pubblica tra chi vede un atto di coerenza identitaria e chi un segnale divisivo e nostalgico.

Le reazioni

Se Gioventù Nazionale Lecce plaude con entusiasmo al «testimone raccolto dalle nuove generazioni», le opposizioni passano all’attacco. Carlo Salvemini, ex sindaco e attuale consigliere comunale di Lecce Città Pubblica, invoca la coerenza istituzionale: «La forza del 25 aprile garantisce questa libertà, ma la sindaca ci sollevi dal disagio di vederla in fascia tricolore a festeggiare la Liberazione».

Salvemini ricorda il valore della democrazia citando Vittorio Foa e invita Poli Bortone a rispettare il significato storico di quella sigla. Critico anche Danilo Scorrano, segretario provinciale di Sinistra Italiana Salento, che definisce il gesto «tanto chiaro quanto divisivo».

Secondo Scorrano, tatuarsi il simbolo degli eredi del ventennio stride con il ruolo di chi rappresenta un’intera comunità. Tra ironia e amarezza, il segretario suggerisce una lettura alternativa: che Msi stia per «Manca Santa Irene», antica patrona spodestata. Ma al di là delle battute, resta il peso di una scelta che riporta prepotentemente al centro del dibattito politico il rapporto tra istituzioni e radici ideologiche.

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