Un ordigno destinato alla giudice Maria Francesca Mariano è stato scoperto dalla sua scorta. L’episodio, su cui c’è il massimo riserbo da parte degli investigatori per la delicatezza della situazione, rappresenta l’ultimo atto di una lunga sequenza di intimidazioni nei confronti della magistrata in servizio nel Tribunale di Lecce.
La giudice vive sotto scorta 24 ore su 24 dal novembre 2023, quando le istituzioni disposero per lei il livello massimo di protezione. Le minacce erano iniziate pochi mesi prima, dopo la firma dell’ordinanza cautelare dell’operazione antimafia «The Wolf», coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, che portò a 22 arresti. Tra gli imputati dell’inchiesta è stato individuato uno dei responsabili di alcuni atti intimidatori, ma altri episodi restano senza un volto.
I precedenti
La scia di minacce non si è mai interrotta. Lo scorso novembre, nel cimitero di Galatina, la magistrata trovò nel vaso dei fiori sulla tomba del padre la metà di una testa di capretto, un coltello e un nastro con la scritta «Prima o poi». A gennaio, invece, fu intercettata una lettera minatoria con il disegno di un crocifisso, bloccata prima della consegna.
Nonostante tutto, Mariano continua a presiedere udienze e a partecipare a incontri sulla legalità. Ma la sua quotidianità è scandita da percorsi vigilati e movimenti pianificati. Una vita sotto scorta che somiglia a una detenzione rovesciata: non per una colpa, ma per la responsabilità di esercitare la giurisdizione.