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Lecce, mattinata d’«inferno» al Cup dell’ospedale “Vito Fazzi”: oltre 200 pazienti in attesa

Un «girone dell’inferno» per accedere a un diritto fondamentale come la salute. È la denuncia del Codacons Lecce, che punta il dito contro le gravi criticità del sistema di prenotazione sanitaria nel territorio, tra disservizi digitali e lunghe attese agli sportelli.

Secondo quanto riferito dall’associazione, lo sportello telematico del Cup risulterebbe di fatto non funzionante per diverse prestazioni, così come gli accessi tramite farmacie, spesso bloccati da continui malfunzionamenti.

Un quadro che costringe i cittadini a rivolgersi esclusivamente al Cup dell’ospedale «Vito Fazzi», dove però la situazione appare tutt’altro che sostenibile. Emblematico quanto accaduto nella tarda mattinata di ieri: alle 11.56, a fronte del numero 85 chiamato, risultavano in attesa utenti con numerazione oltre il 283. A fronte di sei sportelli disponibili, uno soltanto era aperto al pubblico, con due operatori impegnati e altri presenti ma non attivi, mentre decine di cittadini restavano in coda per ore.

Il blocco

Una condizione che, denuncia il Codacons, alimenta il già noto problema delle liste d’attesa e contribuisce alla rinuncia alle cure da parte di molti utenti, scoraggiati da un sistema percepito come inefficiente e inaccessibile.

A pesare anche il blocco della cassa pagamenti, con conseguente stop alle visite giornaliere. «Siamo di fronte a una situazione inaccettabile – afferma l’avvocato Cristian Marchello, responsabile della sede di Lecce – che trasforma un servizio essenziale in un percorso a ostacoli». Da qui la richiesta di un intervento urgente delle istituzioni regionali, a partire dal presidente della Regione Antonio Decaro, affinché venga garantito un accesso reale, sia digitale che fisico, alle prestazioni sanitarie.

L’appello è rivolto anche ai consiglieri regionali di maggioranza e opposizione, chiamati a verificare sul campo le condizioni del servizio. Per il Codacons, non si tratta più di disservizi isolati, ma di un sistema che rischia di compromettere il diritto alla salute dei cittadini leccesi.

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