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Lecce, la città saluta Benedetta: morta a soli 17 anni. Il parroco: «Pensate ai suoi sogni»

La ragazza ha perso la vita, travolta da un treno nella stazione di Squinzano, dove era arrivata per trascorrere la serata col ragazzo

Lecce, la città saluta Benedetta: morta a soli 17 anni. Il parroco: «Pensate ai suoi sogni»

«Quando sarete stanchi, quando penserete che le cose vadano sempre male, pensate a Benedetta, ai suoi sogni». È dalle parole di don Sandro Quarta che passa il senso dell’ultimo saluto a Benedetta Daniele. Parole rivolte soprattutto ai tantissimi giovani che hanno riempito la chiesa di San Sabino, a Lecce, chiamati a confrontarsi con qualcosa che a diciassette anni dovrebbe sembrare lontanissimo: la perdita improvvisa di un’amica, una vita spezzata quando davanti c’era ancora tutto.

La tragedia

Benedetta è morta venerdì sera, travolta da un treno nella stazione di Squinzano, dove era arrivata da Lecce per trascorrere la serata con il ragazzo che frequentava e gli amici. In chiesa volti increduli, occhi bassi, abbracci lunghi davanti alla bara in legno chiaro, circondata da fiori bianchi. Attorno a mamma Daniela, papà Vittorio e al fratellino Giorgio si stringono familiari, conoscenti e tanti coetanei.

Per l’ultimo saluto anche i ragazzi con cui Benedetta aveva condiviso gli anni di studio al liceo Siciliani, prima di scegliere un nuovo percorso e conseguire la qualifica di estetista. A settembre avrebbe dovuto iniziare il terzo anno, a dicembre avrebbe compiuto 18 anni. Davanti aveva progetti, desideri e quella normalità fatta di piccoli appuntamenti, come quello che aveva con il fidanzatino la sera della tragedia.

L’ultimo saluto

A presiedere il rito è don Sandro Quarta. Nell’omelia non cerca spiegazioni per una tragedia che una spiegazione sembra non averla. «Se adesso ci vogliamo chiedere perché, nessuno di noi avrà mai una risposta», dice. Poi torna a rivolgersi ai ragazzi, consegnando loro quasi un compito: preservare la vita e coltivare i sogni. Continuare a progettare anche quando tutto sembra andare male, vivere pienamente anche per quei sogni che Benedetta non potrà più realizzare.

Di lei gli amici raccontano una ragazza riservata e taciturna, ma solare, dolce e premurosa, sempre pronta a prendersi cura degli altri. «Betta», come la chiamavano familiari e amici, stava attraversando un periodo felice. Sui social il ragazzo che frequentava ha affidato poche parole: «A te che illuminavi le mie giornate, sarai per sempre nel mio cuore. Fai buon viaggio, piccolina mia». Poi il momento più difficile, quello in cui il rito termina e bisogna davvero accompagnare Benedetta fuori dalla chiesa. Restano i fiori, gli abbracci, il pianto trattenuto e quello che esplode improvvisamente. Ma soprattutto resta il messaggio affidato ai suoi coetanei: vivere, farlo fino in fondo, custodendo i propri sogni e anche quelli di Benedetta.