Home » Lecce » L’attacco di Conte da Lecce: «Nel 2027 l’Italia sarà all’ultimo posto in Europa per crescita»

L’attacco di Conte da Lecce: «Nel 2027 l’Italia sarà all’ultimo posto in Europa per crescita»

Secondo il leader pentastellato, la narrazione della destra e i dati reali percepiti dai cittadini viaggerebbero su due binari completamente opposti

L’attacco di Conte da Lecce: «Nel 2027 l’Italia sarà all’ultimo posto in Europa per crescita»

Un duro affondo contro le politiche economiche del governo Meloni e una smentita netta dei toni trionfalistici della maggioranza. Dal palco di Lecce, il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, stronca l’ottimismo di via della Scrofa citando i dati macroeconomici in arrivo da Bruxelles.

«In queste ore, Fratelli d’Italia si sta esaltando per una crescita del nostro Paese prossima allo zero, mentre, peraltro, l’Unione europea certifica che nel 2027 la nostra crescita sarà all’ultimo posto in Europa», ha dichiarato l’ex premier nel tardo pomeriggio di oggi, sabato 27 giugno 2026, durante un appuntamento politico nel capoluogo salentino.

«Famiglie e imprese schiacciate, altro che entusiasmo»

Secondo il leader pentastellato, la narrazione della destra e i dati reali percepiti dai cittadini viaggerebbero su due binari completamente opposti. Il Paese reale starebbe infatti affrontando una fase di profonda sofferenza socio-economica, soffocato dal costo della vita e dall’erosione del potere d’acquisto.

«Il Paese non riflette tutto questo entusiasmo – ha incalzato Conte –, perché famiglie e imprese sono schiacciate dal caro bollette e dal caro carburanti. Sono schiacciate da salari che crollano e da una pressione fiscale record. Non c’è assolutamente nulla di cui glorificarsi: tocca a noi cambiare radicalmente le cose».

Con queste dichiarazioni, il capo politico dei Cinque Stelle riposiziona l’asse del movimento sui temi caldi del lavoro e del contrasto all’inflazione energetica, lanciando la sfida parlamentare e territoriale per i prossimi mesi. L’obiettivo dichiarato è contrastare il declino economico previsto dalle stime europee, rimettondo al centro dell’agenda il salario minimo, il taglio delle tasse sui redditi bassi e gli aiuti strutturali a famiglie e tessuto produttivo.

La visita all’Emporio

Nel corso della sua intensa giornata nel capoluogo salentino, il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha visitato l’Emporio della solidarietà di Lecce, una struttura d’eccellenza che opera come un vero e proprio supermercato solidale. Qui, attraverso il recupero di eccedenze alimentari e donazioni, viene data la possibilità alle famiglie indigenti e in condizioni di grave difficoltà socio-economica di fare la spesa in modo completamente gratuito.

Al termine della visita tra gli scaffali dell’emporio, Conte ha esaltato il valore non solo materiale, ma profondamente civile e comunitario dell’iniziativa pugliese, indicandola come un esempio virtuoso di economia circolare applicata al sociale:

«Ho visitato una realtà straordinaria in cui si cerca di venire incontro alle fragilità, alle vulnerabilità, a tutte quelle persone che oggi attraversano un momento di forte difficoltà – ha dichiarato Giuseppe Conte a margine dell’incontro –. Strutture come questa danno un segno visibile e un sostegno concreto alle famiglie. Ma c’è di più: sono modelli capaci di creare e rafforzare il tessuto sociale nel segno dell’inclusione profonda».

La sfida nazionale

Per l’ex premier, l’esperienza leccese non deve rimanere un caso isolato o confinato alle reti del Terzo settore locale, ma deve trasformarsi in una precisa linea d’azione politica e istituzionale da finanziare e riprodurre capillarmente da Nord a Sud.

«Queste sono realtà che dobbiamo impegnarci a sviluppare e moltiplicare su tutto il territorio nazionale – ha rilanciato con forza il capo politico dei Cinque Stelle –. L’attenzione per le persone più fragili, per i cittadini con disabilità e per le fasce più vulnerabili della popolazione rimarrà stabilmente al centro del nostro progetto di governo. D’altronde, una proposta politica non potrebbe mai qualificarsi come autenticamente progressista se non mettesse al primo posto la dignità degli ultimi e la giustizia sociale».