Sale a due il numero delle presunte vittime nell’inchiesta che lo scorso 24 marzo ha portato all’arresto di una 52enne e del suo compagno di 70 anni, accusati di violenza sessuale aggravata e produzione e detenzione di materiale pedopornografico in concorso. Per la donna, inoltre, si configura l’aggravante di aver commesso i fatti ai danni della propria figlia, di appena nove anni.
A far emergere un nuovo fronte investigativo è stata una sedicenne che, dopo aver appreso la notizia dell’arresto, ha trovato il coraggio di confidarsi con una compagna di classe. Il racconto, intercettato da un insegnante, ha portato alla convocazione dei genitori e alla successiva denuncia. In quell’occasione la giovane ha ricostruito episodi che, secondo quanto riferito, risalirebbero al periodo tra il 2021 e il 2022, quando aveva solo undici anni.
I presunti abusi
La ragazzina ha raccontato che la 52enne l’avrebbe condotta, insieme all’altra vittima, all’epoca di appena cinque anni, in zone di campagna isolate. Qui il settantenne, descritto come un sedicente «guaritore spirituale», avrebbe recitato preghiere prima di compiere atti di molestia.
Non solo. Secondo la denuncia, nella propria abitazione la donna avrebbe costretto le due minori a spogliarsi completamente per scattare fotografie da inviare all’uomo, accompagnando il tutto con frasi che suggerirebbero un contesto di manipolazione e controllo. Con questo nuovo esposto, il quadro accusatorio si aggrava ulteriormente: ai due indagati vengono contestati anche i reati di atti sessuali con minorenne e pornografia minorile in concorso e in continuazione.
L’incidente probatorio
La pm Rosaria Petrolo ha chiesto alla gip Anna Paola Capano di procedere con un incidente probatorio, passaggio ritenuto fondamentale per cristallizzare le dichiarazioni delle giovani vittime e verificarne la capacità di testimoniare. La richiesta prevede anche una perizia psicodiagnostica e la cosiddetta «validation» delle dichiarazioni, con modalità di audizione protetta per evitare ulteriori traumi, considerata la particolare vulnerabilità delle persone offese.
Sul fronte difensivo, l’avvocato del settantenne, Giuseppe Castelluzzo, segue la posizione del proprio assistito, mentre il legale della donna, Roberto Bray, starebbe valutando la richiesta di una perizia psichiatrica per accertare un eventuale stato di soggezione o plagio.
Le indagini avevano preso avvio nell’agosto 2025, quando il padre di una diciassettenne, insospettito dai comportamenti della figlia, aveva scoperto l’invio di immagini intime a un uomo che si spacciava per ginecologo e guaritore. In cambio, la ragazza avrebbe ricevuto preghiere e promesse di guarigione.










