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Il referendum per il sito di Roca Vecchia finisce sotto accusa

A Melendugno la vicenda del referendum sul sito archeologico di Roca Vecchia divide istituzioni e cittadini. Il comitato «Roca Bene Comune» ha promosso la consultazione popolare contro l’Accordo di partenariato speciale pubblico-privato approvato dal Consiglio comunale, mentre l’amministrazione mette in dubbio la legittimità dell’iniziativa. Secondo il Comune, l’istanza dei promotori si fonda su un presupposto…
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A Melendugno la vicenda del referendum sul sito archeologico di Roca Vecchia divide istituzioni e cittadini. Il comitato «Roca Bene Comune» ha promosso la consultazione popolare contro l’Accordo di partenariato speciale pubblico-privato approvato dal Consiglio comunale, mentre l’amministrazione mette in dubbio la legittimità dell’iniziativa.

Secondo il Comune, l’istanza dei promotori si fonda su un presupposto giuridico inesatto. L’articolo 39 dello Statuto comunale, spiegano dal Municipio, prevede referendum «in ordine all’oggetto di atti amministrativi già approvati» ma non consente l’abrogazione diretta delle delibere consiliari. La raccolta firme, inoltre, sarebbe stata avviata su una citazione alterata dello Statuto.

L’amministrazione sottolinea che l’Accordo con i privati non comporta alcuna privatizzazione: la titolarità e il controllo strategico restano pubblici, e la gestione è sottoposta a un Tavolo tecnico con Comune e Soprintendenza, garantendo trasparenza e vigilanza.

La replica

Il comitato «Roca Bene Comune» contesta invece queste affermazioni. I promotori sostengono che l’Accordo può durare fino a 30 anni, con una proroga di 15 anni «a richiesta di una delle parti», lasciando ampi margini al privato. Ribadiscono che lo Statuto prevede referendum abrogativi su atti già approvati e che la raccolta firme ha superato abbondantemente il quorum, suffragando l’interesse dei cittadini. Il comitato accusa il sindaco di ostacolare la partecipazione democratica e di minimizzare l’iniziativa popolare su un tema di grande rilevanza culturale e turistica.

Al centro della disputa ci sono due nodi: la correttezza formale della procedura referendaria e la durata e natura del partenariato pubblico-privato. Mentre il Comune insiste sulla legalità e sulla gestione responsabile del sito, il comitato chiede che i cittadini possano esprimere direttamente la loro opinione, sostenendo che la trasparenza e la partecipazione siano un diritto costituzionale e non un ostacolo.

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