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Femminicidi, è partita da Scorrano la raccolta firme per la legge “Noemi Durini”: «Basta permessi premio»

È partita dal Salento una mobilitazione popolare che punta a cambiare la normativa sui benefici penitenziari per i responsabili di femminicidio. Ieri mattina, a Scorrano, ha preso il via la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare intitolata a Noemi Durini, la ragazza di 16 anni di Specchia uccisa il 3 settembre…
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È partita dal Salento una mobilitazione popolare che punta a cambiare la normativa sui benefici penitenziari per i responsabili di femminicidio. Ieri mattina, a Scorrano, ha preso il via la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare intitolata a Noemi Durini, la ragazza di 16 anni di Specchia uccisa il 3 settembre 2017 dal fidanzato Lucio Marzo.

L’obiettivo è raggiungere quota 50mila sottoscrizioni, necessarie per depositare in Parlamento un testo che escluda la concessione dei permessi premio per chi è stato condannato per questo tipo di reato. A promuovere l’iniziativa è Imma Rizzo, madre della giovane vittima, che da anni porta avanti una battaglia pubblica per ottenere una revisione delle norme sui benefici penitenziari. «Firmate per l’abolizione dei permessi premio, per mia figlia Noemi e per tutte le donne vittime di femminicidio. Facciamo quel minimo di giustizia noi, visto che lo Stato tutela gli assassini», ha scritto sui social.

I fatti

Noemi Durini fu uccisa quando aveva appena 16 anni. Il suo corpo venne ritrovato nelle campagne tra Castrignano del Capo e Morciano di Leuca: la ragazza era stata accoltellata alla nuca e poi sepolta tra i sassi, ancora viva. Per l’omicidio è stato condannato a 18 anni e 8 mesi di reclusione Lucio Marzo, all’epoca diciassettenne, che confessò il delitto. Negli anni successivi, il giovane ha potuto usufruire di alcuni benefici previsti dall’ordinamento penitenziario, tra cui i permessi premio. Proprio su questo punto si concentra la proposta legislativa.

La mobilitazione

Secondo i promotori, la normativa attuale consentirebbe la concessione di benefici incompatibili con la gravità di reati come il femminicidio, creando una frattura tra il senso di giustizia percepito dalle famiglie delle vittime e le decisioni dell’ordinamento penale. La mobilitazione, spiegano gli organizzatori, vuole «dare voce a cittadini e familiari delle vittime che chiedono pene certe e nessun beneficio per chi si è macchiato di crimini così gravi».

La raccolta firme potrà essere effettuata sia online, attraverso la piattaforma del Ministero della Giustizia, sia nelle postazioni fisiche che saranno allestite in numerosi comuni pugliesi e, progressivamente, in diverse città italiane.

Il prossimo appuntamento è già fissato per domenica 15 marzo a Calimera, dove l’iniziativa sarà sostenuta anche dall’assessore Brizio Maggiore. «Questa proposta nasce per rafforzare la tutela delle vittime e dare voce alle loro famiglie. Il rispetto e la giustizia non devono restare soltanto parole, ma tradursi in fatti concreti», sottolinea. Per Imma Rizzo la battaglia ha un significato che va oltre il caso personale. «Mia figlia è sottoterra, non tornerà più a casa. Aveva tutta la vita davanti e il suo assassino respira già aria di libertà, quella libertà che a lei è stata tolta per sempre», evidenzia la mamma di Noemi.

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