Sarebbe stato un luogo di ritrovo di «pregiudicati di notevole spessore criminale», alcuni dei quali «appartenenti alla criminalità organizzata», il locale di Copertino nei cui confronti il questore di Lecce ha adottato un provvedimento di sospensione dell’attività per 30 giorni.
Proprio all’interno di quel locale, stando a quanto emerso durante le indagini dei carabinieri, ci sarebbe stato il presunto killer di Stefano Tomèo, il 50enne morto l’11 aprile scorso dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola al collo.
L’uomo, spiegano dalla Questura di Lecce, avrebbe «sostato a lungo dinanzi al circolo, interagendo con soci e frequentatori e organizzando le fasi preparatorie del delitto prima di esplodere i colpi d’arma da fuoco nella stessa serata».
Gli inquirenti, inoltre, evidenziano «il comportamento fortemente reticente dei presenti. Nonostante il delitto si sia consumato in luogo pubblico, alla presenza di circa venti persone – si legge in una nota -, alcuni testimoni, tra cui soci e lo stesso presidente del circolo, deferito in stato di libertà per il reato di favoreggiamento personale, sono rimasti inerti, omettendo di prestare soccorso alle vittime e di allertare le forze dell’ordine o i soccorsi sanitari».
Ascoltati dalle forze dell’ordine, poi, avrebbero reso dichiarazioni false. In particolare, dicono dalla Questura, «il presidente del circolo è ritenuto responsabile di aver aiutato i correi omettendo di riferire dettagli fondamentali sui contatti e sulle minacce di morte espresse dall’omicida prima dell’agguato».
Il provvedimento emesso dal questore di Lecce dispone la sospensione temporanea della licenza di somministrazione di alimenti e bevande ai soci, nonché della licenza per l’installazione di apparecchi da divertimento e intrattenimento (new slot) all’interno del circolo privato.
