A seguito delle polemiche nate dopo un video di Flavio Briatore in relazione alla questione del Twiga di Otranto, la Procura di Lecce chiarisce che «così come evidenziato dalla stragrande maggioranza degli organi di informazione ma evidentemente mal interpretato da terzi, la Corte d’Appello» con la decisione del 9 dicembre scorso «non ha pronunciato, eccezion fatta per il residuale reato di occupazione abusiva contestato a Cariddi Pierpaolo e De Santis Raffaele, alcuna sentenza di assoluzione nel merito, limitandosi a rilevare l’intervenuta depenalizzazione del reato di abuso d’ufficio contestato agli imputati e la prescrizione per i restanti reati».
Il procuratore facente funzioni del capoluogo salentino, Guglielmo Cataldi, evidenzia inoltre che «giova ricordare, per completezza d’informazione, che pende tuttora in primo grado il processo per le vicende corruttive connesse anche alla realizzazione del Twiga».
L’imprenditore Flavio Briatore, che dopo l’inchiesta aveva ritirato il marchio Twiga dal cosiddetto resort dei vip in fase di realizzazione, ha parlato di «malagiustizia» e di una Puglia che gli ha sempre messo «i bastoni tra le ruote». La sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, ha invece sottolineato che l’esito del processo «induce a una riflessione attenta sulla necessità di maggiore equilibrio nel rapporto tra l’iniziativa privata e l’azione di controllo esercitato dalle istituzioni».
I due poi si sono sentiti telefonicamente dato che la sindaca aveva invitato l’imprenditore a collaborare a un progetto per il porto turistico di Lecce.