Ergastolo con isolamento diurno di sei mesi: è questa la durissima richiesta di pena formulata dalla pm Giovanna Cannarile nei confronti di Lucio Sarcinella, il 29enne di Casarano imputato per l’omicidio di Antonio Amin Afendi. La requisitoria si è svolta nell’aula bunker del carcere di Lecce, ricostruendo i fatti del 2 marzo 2024, quando Afendi, ritenuto al vertice di un gruppo criminale locale, fu freddato in piazza Petracca.
Per la pubblica accusa Sarcinella agì con una volontà omicida ponderata. Secondo la pm, l’imputato avrebbe spostato l’arma vicino casa giorni prima e, nel momento cruciale, avrebbe ignorato ogni possibilità di desistere, nonostante le suppliche di amici e familiari.
A corroborare la tesi della premeditazione vi sarebbe la natura micidiale dell’azione: tre colpi esplosi a distanza ravvicinata e la capacità di controllo emotivo dell’imputato, maturata grazie alla pratica del pugilato. Per la magistratura, i dissapori risalenti al 2016 e le minacce incrociate degli anni precedenti rappresentano il terreno su cui è maturato un piano lucido, culminato nel delitto nonostante la nascita imminente del figlio di Sarcinella.
Diametralmente opposta la ricostruzione dei legali Giuseppe Presicce e Simone Viva. La difesa punta tutto sull’assenza di premeditazione, definendo l’omicidio un frutto di “furore immediato”. Il perno del ragionamento è temporale: tra la telefonata in cui la moglie (incinta all’ottavo mese) riferiva di essere stata minacciata da Afendi e lo sparo in piazza passarono appena 16 minuti e 42 secondi.
Secondo i legali, un lasso di tempo così breve è incompatibile con la riflessione ponderata richiesta dalla legge. L’agire a volto scoperto, in pieno giorno, e la successiva costituzione spontanea dimostrerebbero l’assenza di un piano organizzato.










