«Martedì 22 marzo alle ore 11 avrà luogo nell’aula di Montecitorio un incontro informale in video conferenza con il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky alla presenza di deputati e senatori, non sono previsti interventi da parte dei parlamentari». Lo ha annunciato all’Assemblea di palazzo Madama la vicepresidente di turno del Senato Anna Rossomando comunicando quanto definito dopo la conferenza dei capigruppo.
Il presidente ucraino, dunque, parlerà anche ai parlamentari italiani per spiegare le ragioni della resistenza del suo Paese, dopo l’invasione da parte dell’esercito russo, e chiederà nuovi sostegni sia in armi che in aiuti. L’intervento a Montecitorio davanti alle camere riunite, a cui parteciperà anche il Governo con il presidente del consiglio Mario Draghi, segue quelli che Zelensky sta facendo da quando è iniziata la guerra. Egli ha già parlato davanti alla Camera dei comuni del parlamento inglese ed è stato ascoltato dai membri del congresso statunitense. Così come ha fatto anche davanti al Bundestag tedesco, dove ha usato parole molte dure per invitare la Germania a sostenere «le ragioni dell’Ucraina, buttando giù un muro che si sta alzando tra il Paese e l’Europa».
Intanto, sulla guerra è intervento Silvio Berlusconi dopo che in molti avevano bollato come «ambiguità» i silenzi sul conflitto, indicando nei trascorsi rapporti d’amicizia tra il leader di Forza Italia e il presidente russo, Vladimir Putin, le ragioni della mancata condanna dell’aggressione. L’ex premier parlando di quanto accade ad est dell’Unione europea ha detto: «Forza Italia ha sempre lavorato per l’unità dell’Occidente e per la difesa della libertà e della democrazia, ha sempre sostenuto che l’Europa oltre a dotarsi finalmente di un’unica politica estera debba fare la sua parte con un esercito e una difesa comuni, che sia protagonista di una forte alleanza atlantica». Anche Romano Prodi ha parlato sulla guerra, sostenendo che «oggi più che mai è indispensabile una politica estera e di difesa comune nell’Unione europea, perché i Paesi da soli non contano nulla e se non ci stanno tutti i Paesi dobbiamo procedere così come abbiamo fatto con l’euro che è partito con un nucleo di nazioni forti, penso a Germania, Francia, Italia e Spagna, poi arriveranno gli altri così come accaduto con la moneta unica».










